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stefanopetrucci_3l.jpg un pensiero su…

Lavoro Libero…

Più percorriamo la strada dell’evoluzione mercatista, più il senso della parola “lavoro” torna al suo significato originale, legandosi quindi sempre più al concetto di sopravvivenza. Le circostanze che portano a ciò, sebbene drammatiche, aprono però a prospettive favorevoli …. continua


myevents1.jpg 17 Giu: Mezzogiorno e Capitale socialeSeminario Aforisma

1 Luglio: Open Day – TRL – Milano


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Se alcune porte di questa casa sono protette da chiavi digitali, non me ne volere.
Mandami una mail e proverò a farti entrare.

I miei Post

In libreria “Comunicare mediterraneo”.

Autore: Teto | 9 Luglio 2011

Carissima amica, carissimo amico.

E’ con particolare soddisfazione che, dopo quasi due anni di stesura ed un anno di dialogo comune attraverso i flutti quotidiani, posso finalmente informarti che il libro “Comunicare mediterraneo, appunti per un nuovo rinascimento pensato a Sud” è da poco stato editato.

La distribuzione ufficiale nelle librerie italiane avverrà a settembre, ma per chi volesse avere fin da ora avere una copia può richiederla a me oppure ordinarla a qualsiasi libreria che in pochi giorni provvederà a procurartela. La libreria Gutenberg in via Cavallotti a Lecce ne ha qualche copia in pronta consegna.

Ecco i dati della pubblicazione:

Titolo: Comunicare mediterraneo. Appunti per un nuovo rinascimento pensato a Sud
Autore: Stefano Petrucci
Editore: Logo Fausto Lupetti Editore - Messaggerie
ISBN 978-88-95962-87-0
384 pagine
€ 18,00
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Nota Critica.
“Comunicare mediterraneo” nasce dal sentimento di urgenza con cui l’autore desidera riappropriarsi del prezioso significato della parola “comunicare”, poiché essa è il primo presupposto per la libertà. Ciò, evidentemente, implica una netta presa di distanza dal marketing e dalla comunicazione ad esso asservita.
In questa straordinaria epoca delle reti, la comunicazione può fuggire dalla sua schiavitù, mutare le sue finalità e divenire la leva dell’evoluzione collettiva, dell’ equilibrio tra umanità ed ambiente e della genesi di una nuova economia naturale. Ma, per rinnovare lo spirito e l’essenza della comunicazione, riceviamo l’invito a rivolgere  lo sguardo alle virtù ed ai modelli culturali ed antropologici dei Sud del mondo e del Mediterraneo in particolare.
L’Italia, sebbene sia in piena decadenza, paradossalmente, può divenire il faro di una nuova ispirazione che ha la sua matrice proprio nel pensiero del Sud, nel cuore del Mediterraneo.
L’autore ci conduce, attraverso questo diario di viaggio, in un itinerario che ha come tappe principali alcune isole, sulle cui rive giungono flutti che depositano risposte, speranze, ispirazioni. Qui prendono vita concetti di comunicazione neorinascimentale, naturale, biodiversa, bioetica, totale, sensibile, estetica. Sono tutti prodromi di una comunicazione costruttiva ed etica che si fonda su culture e vocazioni autentiche, quelle che oggi il mondo guarda sempre più con attenzione e spirito emulativo: le culture del Mediterraneo.
Il Mediterraneo quindi, come fonte di ispirazione di nuove sensibilità, esperienze e pratiche per una comunicazione, un “fare mercato” ed un modo di vivere non solo innovativi, ma anche sostenibili, etici e capaci di contribuire al benessere collettivo. In un mondo globalizzato il Mediterraneo può essere la scuola di una globalizzazione più intelligente ed il “comunicare mediterraneo” la fonte di uno scambio evolutivo e costruttivo, idoneo a generare sviluppi virtuosi e capaci di invertire il processo di crisi in atto mettendo al centro la bellezza, l’autenticità, la verità, la felicità ed il bene comune.
Il “comunicare mediterraneo” è un seme, una proposta di pensiero, ma anche di pratiche concrete. Tra i modelli di comunicazione proposti troviamo, ad esempio, quello ispirato agli equilibri e linguaggi della natura; oppure quello che si apprende dall’istinto e dalla sensibile intelligenza materna delle donne; quello che si fonda sul particolare rapporto con il tempo da parte della gente del sud; o ancora quello che si apre alla polisensorietà ed umanità tipiche del Mediterraneo.
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Domenica 31 luglio alle 19.00, vorrei incontrare i miei amici e lettori per discutere insieme dei temi del “Comunicare mediterraneo”. Organizzerò un incontro informale qui da me in masseria e se credi di poter partecipare ti pregherei di inviarmi una mail.
Grazie e a presto
Stefano

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Le mitiche origini della società operaia di Lecce

Autore: Teto | 27 Giugno 2011

Giovedì 30 giugno alle 18.00, a Lecce, sarà presentato il libro “Le mitiche origini della Società Operaia di Lecce” pubblicato in occasione delle celebrazione del 150° anniversario della fondazione.

Sono felice di aver partecipato alla scrittura di questo racconto. La storia di Vito e Lauretta, si intesse nel periodo della tormentata Unità d’Italia, del saccheggio del sud e della resistenza ad opera di coloro che, invece che eroi, furono chiamati “briganti”.

…..

Alessandro Laporta, direttore della Biblioteca Provinciale di Lecce, presenterà la pubblicazione “Ti racconto le mitiche origini della Società Operaia di Lecce”, con testi di Ilderosa Laudisa e Stefano Petrucci e illustraziononi di Bruno Maggio.

Seguirà l’inaugurazione della mostra dei disegni di Bruno Maggio e dei bozzetti del dipinto in cui Enzo De Giorgi ha rappresentato alcuni momenti importanti della storia della Società Operaia di Lecce.

Sarà infine scoperto, nella sala esposizioni della Società, il dipinto di Enzo De Giorgi.

L’evento si tiene presso la sede della Società Operaia “E. Maccagnani” in Corso Vittorio Emanuele a Lecce.

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Il “taccuino” ed il “comunicare mediterraneo” alla triennale di Milano…

Autore: Teto | 20 Giugno 2011

Cari amici e care amiche, sono davvero felice di farvi sapere che, in occasione del secondo anno di attività di The Renaissance Link (associazione per il nuovo rinascimento), presenterò l’esperienza del Taccuino Mediterraneo e soprattutto, in anteprima assoluta presenterò il libro “comunicare mediterraneo” di prossima uscita. Nell’ambito del ricco programma, sarò accompagnato dalla presentazione di tanti dei valenti soci dell’associazione che presenteranno altrettanti progetti “neorinascimentali”.

L’assemblea è aperta al pubblico, pertanto, se sei in zona Milano, sarei felice di vederti lì…

ecco il programma.

L’1 Luglio Open Day, presso la Triennale di Milano, di TRL Due Anni dopo, evento che celebra i primi due anni di vita di The Renaissance Link.

L’associazione si definisce attraverso quattro concetti: evoluzione, visione, narrazione e costruzione.
Evoluzione intesa come ricerca di un nuovo paradigma socio-economico che concilia estetica ed etica; Visione di un sogno; Narrazione di una équipe e di un laboratorio di ricerca; Costruzione di nuovo e diverso modello economico-culturale che può diventare una straordinaria opportunità di crescita per tutte le generazioni.
The Renaissance Link vuole configurarsi come una possibilità per il futuro, ossia come nascita di una società civile capace di condividere idee, sperimentare nuove pratiche, creare alternative possibili, creando una piattaforma per l’innovazione che parta da azioni concrete per raggiungere nuove utopie. Diversi i progetti e i percorsi fino ad oggi tra i quali l’Agenzia Lavoro per Disabili e l’iniziativa Scarti d’Autore a scopo benefico.

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“Mezzogiorno e Capitale Sociale”

Autore: Teto | 16 Giugno 2011

Si svolgerà il 17 giugno, dalle ore 15,00 alle ore 18,00, il seminario “Mezzogiorno e Capitale Sociale”; ad intervenire il dott. Stefano Petrucci, imprenditore salentino ed autore di “Nord e Sud prima, durante e dopo l’Unità d’Italia”, estratto dal manoscritto “Comunicare Mediterraneo”…continua

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Relazioni e percezioni, tra profondità e superficie.

Autore: Teto | 14 Settembre 2010

Ciascuno di noi si muove, nella prima era digitale, come un primitivo che a suo modo cerca di fare esperienza con le circostanze di causa-effetto di questa potentissima rete relazionale. L’antica cultura relazionale mediterranea, fondata sul dialogo e sull’ascolto, non può che risultare l’arma più moderna e matura per cogliere al meglio l’imperdibile occasione che l’umanità intera possa partecipare consapevolmente ad un progetto di vita più sostenibile. Un progetto collettivo, che sappia valorizzare le differenze e generare progetti politici ed economici che, mettendo al centro il bene comune, contemplino l’etica, la giustizia e la bellezza.
I nativi digitali, cioè coloro che appartengono a generazioni nate a partire dagli anni ’90, mentre osservano e subiscono il degrado sociale, economico e politico, stanno partecipando ad un cambiamento genetico. Preparano, sempre più consapevolmente, il terreno culturale e strumentale che ribalterà i concetti dell’informazione, della politica e del mercato. Il loro intuito digitale e la naturalezza nell’utilizzo delle nuove tecnologie comunicative, sono i prodromi di nuove arti dell’umanità. Arti che diverranno tali solo se si riesca a sfuggire alla tentazione dei veloci viaggi in superficie che la tecnologia suggerisce (che rischiano di triturare i linguaggi in codici di comunicazione aridi), e ad affiancare fin da ora il desiderio di andare in profondità. E’ in quella profondità stratificata che si può incontrare un giacimento di ricchezza inestimabile capace di produrre ispirazioni virtuose, sensibilità relazionali, linguaggi costruttivi e stili di azione.
Alessandro Baricco, in un recente articolo ambientato nel 2026 , provocatoriamente sostiene che i nativi digitali saranno come dei nuovi barbari che presidieranno il territorio del “senso”, dell’abilità e della saggezza non addentrandosi mai in profondità, ma viaggiando in superficie. Baricco, quindi, prende una strana posizione nell’affermare che la <<profondità non esiste, è un’illusione ottica. E’ l’infantile traduzione in termini spaziali e morali di un desiderio legittimo: collocare ciò che abbiamo di più prezioso (il senso) in un luogo stabile, al riparo dalle contingenze, accessibile solo a sguardi selezionati. […] il tesoro del senso, che era relegato in una cripta segreta e riservata, ora si distribuiva sulla superficie del mondo, dove la possibilità di ricomporlo non coincideva più con una discesa ascetica nel sottosuolo, regolata da un’élite di sacerdoti, ma da una collettiva abilità nel registrare e collegare tessere del reale>>. Questo scenario esplora fascinosamente una ipotetica bella faccia di una medaglia nella quale, invece, cominciamo a specchiarci criticamente. Una spiazzante riabilitazione di caratteristiche antropologiche dell’uomo digitale, che invece riteniamo disgreganti e  pericolose. Ecco così che, secondo Baricco, la velocità, l’incapacità di concentrarsi su un singolo fatto o una singola azione, la presunzione di formare giudizi dal frammento e non dal tutto, l’incapacità di approfondire dell’uomo del 2000, produca invece una “tecnica di percezione del reale” basata sulla simultaneità e la sovrapposizione degli stimoli. Un nuovo campo dell’estetica di superficie (oserei dire) si oppone quindi a quella della profondità. La tesi di Baricco, pur non convincendomi (anche perché proposta da uno che la profondità la conosce bene ed ha grandemente contribuito a dilatarne i confini invitandoci a tuffarci con il godimento di tutti i sensi), oltre a rappresentare uno stimolante contraddittorio al bisogno di re-immersione nel profondo, costituisce di fatto una conferma all’opportunità dell’alleanza tra la profondità e la superficie. Nulla, infatti, di ciò che i flutti e le onde del mare portano di benefico o di malvagio sulle coste, è partorito senza il movimento dell’apparente immobilità che viene dagli abissi dei mari. Ed è così, che l’abilità percettiva di superficie, diviene tale solo a seguito di un addestramento in profondità. Anche l’istinto deve tornare ad essere addomesticato, affinché sia bussola affidabile e sintesi illuminante nel veloce destreggiarsi tra le innumerevoli connessioni della rete. Così come l’alleanza tra profondità e superficie può offrire risultati inaspettati, così pure, attraverso un dialogo intergenerazionale favorito dalle reti comunicative, le generazioni pre-digitali, in apparente declino, possono mettere le ali a quelle native digitali. Ed allora ben vengano i “nuovi barbari” <<che si muovono a stormi, guidati da un rivoluzionario istinto a creazioni collettive e sovrapersonali>>.

Ciascuno di noi si muove, nella prima era digitale, come un primitivo che a suo modo cerca di fare esperienza con le circostanze di causa-effetto di questa potentissima rete relazionale. L’antica cultura relazionale mediterranea, fondata sul dialogo e sull’ascolto, non può che risultare l’arma più moderna e matura per cogliere al meglio l’imperdibile occasione che l’umanità intera possa partecipare consapevolmente ad un progetto di vita più sostenibile. Un progetto collettivo, che sappia valorizzare le differenze e generare progetti politici ed economici che, mettendo al centro il bene comune, contemplino l’etica, la giustizia e la bellezza.I nativi digitali, cioè coloro che appartengono a generazioni nate a partire dagli anni ’90, mentre osservano e subiscono il degrado sociale, economico e politico, stanno partecipando ad un cambiamento genetico. Preparano, sempre più consapevolmente, il terreno culturale e strumentale che ribalterà i concetti dell’informazione, della politica e del mercato. Il loro intuito digitale e la naturalezza nell’utilizzo delle nuove tecnologie comunicative, sono i prodromi di nuove arti dell’umanità. Arti che diverranno tali solo se si riesca a sfuggire alla tentazione dei veloci viaggi in superficie che la tecnologia suggerisce (che rischiano di triturare i linguaggi in codici di comunicazione aridi), e ad affiancare fin da ora il desiderio di andare in profondità. E’ in quella profondità stratificata che si può incontrare un giacimento di ricchezza inestimabile capace di produrre ispirazioni virtuose, sensibilità relazionali, linguaggi costruttivi e stili di azione.Alessandro Baricco, in un recente articolo ambientato nel 2026 , provocatoriamente sostiene che i nativi digitali saranno come dei nuovi barbari che presidieranno il territorio del “senso”, dell’abilità e della saggezza non addentrandosi mai in profondità, ma viaggiando in superficie. Baricco, quindi, prende una strana posizione nell’affermare che la <<profondità non esiste, è un’illusione ottica. E’ l’infantile traduzione in termini spaziali e morali di un desiderio legittimo: collocare ciò che abbiamo di più prezioso (il senso) in un luogo stabile, al riparo dalle contingenze, accessibile solo a sguardi selezionati. […] il tesoro del senso, che era relegato in una cripta segreta e riservata, ora si distribuiva sulla superficie del mondo, dove la possibilità di ricomporlo non coincideva più con una discesa ascetica nel sottosuolo, regolata da un’élite di sacerdoti, ma da una collettiva abilità nel registrare e collegare tessere del reale>>. Questo scenario esplora fascinosamente una ipotetica bella faccia di una medaglia nella quale, invece, cominciamo a specchiarci criticamente. Una spiazzante riabilitazione di caratteristiche antropologiche dell’uomo digitale, che invece riteniamo disgreganti e  pericolose. Ecco così che, secondo Baricco, la velocità, l’incapacità di concentrarsi su un singolo fatto o una singola azione, la presunzione di formare giudizi dal frammento e non dal tutto, l’incapacità di approfondire dell’uomo del 2000, produca invece una “tecnica di percezione del reale” basata sulla simultaneità e la sovrapposizione degli stimoli. Un nuovo campo dell’estetica di superficie (oserei dire) si oppone quindi a quella della profondità. La tesi di Baricco, pur non convincendomi (anche perché proposta da uno che la profondità la conosce bene ed ha grandemente contribuito a dilatarne i confini invitandoci a tuffarci con il godimento di tutti i sensi), oltre a rappresentare uno stimolante contraddittorio al bisogno di re-immersione nel profondo, costituisce di fatto una conferma all’opportunità dell’alleanza tra la profondità e la superficie. Nulla, infatti, di ciò che i flutti e le onde del mare portano di benefico o di malvagio sulle coste, è partorito senza il movimento dell’apparente immobilità che viene dagli abissi dei mari. Ed è così, che l’abilità percettiva di superficie, diviene tale solo a seguito di un addestramento in profondità. Anche l’istinto deve tornare ad essere addomesticato, affinché sia bussola affidabile e sintesi illuminante nel veloce destreggiarsi tra le innumerevoli connessioni della rete. Così come l’alleanza tra profondità e superficie può offrire risultati inaspettati, così pure, attraverso un dialogo intergenerazionale favorito dalle reti comunicative, le generazioni pre-digitali, in apparente declino, possono mettere le ali a quelle native digitali. Ed allora ben vengano i “nuovi barbari” <<che si muovono a stormi, guidati da un rivoluzionario istinto a creazioni collettive e sovrapersonali>>.

Io confido nella scaltrezza dei popoli della generazione dei nativi digitali che si unisce, nel comunicare mediterraneo, al buon senso e alle virtù delle generazioni precedenti.  L’alleanza intergenerazionale è una opportunità unica ed un passaggio fondamentale in questo straordinario e delicatissimo momento storico. Generazioni apparentemente divise da un divario incolmabile, quello tecnologico, possono invece, proprio grazie ai nuovi media e al digitale, trovare nuove forme di connessione con cui non solo recuperare ed attualizzare saperi che rischiano di scomparire, ma soprattutto con cui dar vita ad una relazione intergenerazionale collettiva che non ha precedenti nella storia dell’umanità.

Estratto dal manoscritto “Comunicare Mediterraneo”. Leggi l’articolo intero: http://www.comunicaremediterraneo.it/?p=486

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