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Me Tu’rat

Venerdì, Maggio 7th, 2010

Me Tu’rat

Flemm,
scienn e ruscie chian
sta nott.
Na cuvèr de mar
al rovesci,
un bluner de foco scuso
rret u brillìo de’ fessuri
de lumi e arìa.

Na cuvèr de pinseri e suégn,
pari par a me infant
cu la memoria felìs
carè il ventr mi mà.

L’uecch scin lem lem
intr, nfùn
fin ‘a panz quietata
e dra s’impannu de cunòrt pien
a spittari ancò
n’anticu neodìa.

E, infra pingu leggièr
la cuvèr blunèr,
cull’ali de suegn
croma iallàr e blangiàll,
de li fessuri
a me scise soàvi
nu sussurì de ciàt azur.

Me crost sec tost,
‘e petra d’eternu mpannu,
pavve smove
intra e fore
a u toccu sciroccu sof sof.

Petra aviva paru moi
e a me de ddu ciàt,
lim lim,
agua azur scin dlin.

Nnà, fiori mei de terrarsa,
terramuerta
pè l’uecch bass
canu ssiente agua
nelu foco scuso
de le cuvèr de mar.

Nnà, fioru meu,
abbivi d’un ciàt
st’agua azur
e dal ver de mill croma
pingi puè
a terranoscia.

De amor cerchiai cu graffi,
lu terrèu
a luna medìa singài
e sutta, ncarràti
de petre corpu mei
li scanti,
de l’uecch bass ascittii.

Luna medìa de petra
ferma al Sur so.

Ave bres long
e manu fuèr
pè carè il ventr
mi cuvèr bluner
e pè strigne
tu le vèr de mi tèr.

Me Tu’rat,
core de petra
ardent
nott e dìa.

_________

Me Tu’rat

Lenta,
scende e suona piano
la notte.
Una coperta di mare
al rovescio,
un blu scuro con il fuoco
che si nasconde dietro le fessure
di luce e aria.

Una coperta di pensieri e sogni,
gli stessi di quand’ero bambino
mentre con la testa felice
carezzavo il ventre di mia madre.

Gli occhi scendono piano piano,
dentro, in fondo,
fino alla pancia serena
e là riposano in pieno conforto
aspettando ancora
l’antico nuovo giorno.

E, mentre dipingo leggero
la coperta blu scuro
con le ali del sogno
bianche e gialle,
dalle fessure
verso di me discese soave
un sussurro di fiato azzurro.

La mia crosta così dura,
pietra dal sonno eterno,
sembrò muoversi
dentro e fuori
al tocco del vento scirocco.

Pietra viva mi sento adesso
e su di me, da quel fiato,
lenta lenta,
acqua azzurra gocciola.

Tenete, fiori miei di terra asciutta,
terra morta
per chi ha lo sguardo basso
e non vede l’acqua
nel fuoco nascosto
dalla coperta di mare.

Tieni, fiore mio,
bevi tutto d’un sorso
quest’acqua azzurra
e con il pennello di mille colori
dipingi pure
la terra nostra.

Con amore feci cerchi di graffi
e il terreno
a mezza luna disegnai
e sotto,
schiacciate dal mio corpo di pietra,
misi a tacere le paure
di chi ha lo sguardo basso.

Mezza luna di pietra
ferma a Sud me no sto.

Ho braccia lunghe
e mani forti
per accarezzare il ventre
della mia coperta blu scuro
e per stringere
tutte le verità della mia terra.

Ora sono Tu’rat,
cuore di pietra
ardente
no
tte e giorno.
____________

7 maggio 1967
Per questo mio compleanno sentivo il desiderio di fare un regalo di parole. Un ringraziamento palpitante, un pensiero d’amore per la mia terra e per questi miei 43 anni passati nella casa del Sud. Un gesto primitivo e pieno, come primitiva e piena è la verità del Sud. Una verità bella e silenziosa come una voce che arriva da dentro e che solo ascoltandoti puoi sentire.
I Tu’rat sono un segno straordinario per ricordare e riprovare come si può essere Sud.  Ed è così che mi sento da un po’: un tu’rat di pietra felice.

turat.jpg

I Tu’rat sono millenarie architetture rurali in pietra a forma di mezza luna. Le tracce di Tu’rat sono qui, nel Salento. Sono dette anche “mezzelune fertili” perché hanno la capacità di “spremere acqua dalla pietra”. I venti umidi dello scirocco, la rugiada e le brezze dei mari vicini, incontrandosi su quelle pietre, diventano acqua capace di dar vita a piante e ortaggi anche nei mesi più caldi. Magie d’un tempo in cui l’uomo, cercando umilmente l’accordo con la natura, arrivava a risultati che oggi non riusciamo neanche ad immaginare.

Mi piacerebbe avere un tuo commento al tu’rat

Me Tu’rat

Flemm,

scienn e ruscie chian

sta nott.

Na cuvèr de mar

al rovesci,

un bluner de foco scuso

rret u brillìo de’ fessuri

de lumi e arìa.

Na cuvèr de pinseri e suégn,

pari par a me infant

cu la memoria felìs

carè il ventr mi mà.

L’uecch scin lem lem

intr, nfùn

fin ‘a panz quietata

e dra s’impannu de cunòrt pien

a spittari ancò

n’anticu neodìa.

E, infra pingu leggièr

la cuvèr blunèr,

cull’ali de suegn

croma iallàr e blangiàll,

de li fessuri

a me scise soàvi

nu sussurì de ciàt azur.

Me crost sec tost,

‘e petra d’eternu mpannu,

pavve smove

intra e fore

a u toccu sciroccu sof sof.

Petra aviva paru moi

e a me de ddu ciàt,

lim lim,

agua azur scin dlin.

Nnà, fiori mei de terrarsa,

terramuerta

pè l’uecch bass

canu ssiente agua

nelu foco scuso

de le cuvèr de mar.

Nnà, fioru meu,

abbivi d’un ciàt

st’agua azur

e dal ver de mill croma

pingi puè

a terranoscia.

De amor cerchiai cu graffi,

lu terrèu

a luna medìa singài

e sutta, ncarràti

de petre corpu mei

li scanti,

de l’uecch bass ascittii.

Luna medìa de petra

ferma al Sur so.

Ave bres long

e manu fuèr

pè carè il ventr

mi cuvèr bluner

e pè strigne

tu le vèr de mi tèr.

Me Tu’rat,

core de petra

ardent

nott e dìa.

Me Tu’rat

Lenta,

scende e suona piano

la notte.

Una coperta di mare

al rovescio,

un blu scuro con il fuoco

che si nasconde dietro le fessure

di luce e aria.

Una coperta di pensieri e sogni,

gli stessi di quand’ero bambino

mentre con la testa felice

carezzavo il ventre di mia madre.

Gli occhi scendono piano piano,

dentro, in fondo,

fino alla pancia serena

e là riposano in pieno conforto

aspettando ancora

l’antico nuovo giorno.

E, mentre dipingo leggero

la coperta blu scuro

con le ali del sogno

bianche e gialle,

dalle fessure

verso di me discese soave

un sussurro di fiato azzurro.

La mia crosta così dura,

pietra dal sonno eterno,

sembrò muoversi

dentro e fuori

al tocco del vento scirocco.

Pietra viva mi sento adesso

e su di me, da quel fiato,

lenta lenta,

acqua azzurra gocciola.

Tenete, fiori miei di terra asciutta,

terra morta

per chi ha lo sguardo basso

e non vede l’acqua

nel fuoco nascosto

dalla coperta di mare.

Tieni, fiore mio,

bevi tutto d’un sorso

quest’acqua azzurra

e con il pennello di mille colori

dipingi pure

la terra nostra.

Con amore feci cerchi di graffi

e il terreno

a mezza luna disegnai

e sotto,

schiacciate dal mio corpo di pietra,

misi a tacere le paure

di chi ha lo sguardo basso.

Mezza luna di pietra

ferma a Sud me no sto.

Ho braccia lunghe

e mani forti

per accarezzare il ventre

della mia coperta blu scuro

e per stringere

tutte le verità della mia terra.

Ora sono Tu’rat,

cuore di pietra

ardente

notte e giorno.

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La BPP e la visione territoriale.

Domenica, Ottobre 11th, 2009
banca-popolare-pugliese.jpgDi recente il sindaco di Casarano (Le) Ivan De Masi ha denunciato la vertiginosa contrizione degli impieghi della banca locale della provincia salentina: La Banca Popolare Pugliese.
Cita un passaggio di un articolo pubblicato nella community di Ivan De Masi: “passare dal 93% di impieghi ai settori produttivi, società e ditte individuali, a meno del 55% in tre anni é una svolta strategica che si riverbera drammaticamente sull’economia del Salento.
Si può ipotizzare che tale trend possa essere dovuto ad una maggiore attenzione nella valutazione del merito creditizio a causa dell’introduzione di Basilea 2, ma l’esperienza di questi anni vuole che l’applicazione di tali principi di valutazione porti maggiori disagi proprio alle microimprese familiari e alle piccole imprese con criticità o poco strutturate e patrimonializzate, con un impatto notevolissimo sul territorio.
Ti invito a leggere con attenzione tutto l’articolo…vai qui.
La Banca Popolare Pugliese (popolare?) è l’unico istituto bancario locale che potrebbe garantire un minimo di considerazione per il territorio in cui opera: il Salento. Quel territorio che l’ha fatta crescere e che ha reso più ricca la sua proprietà (i banchieri non sono imprenditori ma proprietari di macchine blindate) ed alcuni manager.
Come tutte le banche ha goduto dei banchetti finanziari organizzati negli ultimi decenni, dei soldi regalati dallo stato (che li ha sottratti ai cittadini), del danaro lentamente e scientemente saccheggiato a famiglie ed imprenditori. Ed ora le imprese (quelle vere, quelle che sanno fare qualcosa, quelle che producono cose reali) versano in crisi finanziaria per qui banchetti goduti dalle banche, non riescono ad avere accesso al credito. Quel credito che gli spetterebbe, visto che siamo in attesa di vedere impiegati i miliardi che lo stato ci ha sottratto per far immettere liquidità dalle banche.
La BPP, come la maggior parte delle banche, non ha prodotto cultura. Né all’interno facendo “crescere” i suoi collaboratori come extraterrestri senza mente e cuore e completamente fuori dal mondo reale, quello della gente che lavora, che produce, che ha idee, che crea lavoro con il lavoro non con i soldi. Né è riuscita a creare cultura del fare buona impresa perchè in realtà non ha minimamente idea di cosa sia fare impresa, di come sia il mondo fuori se si viaggia e si lavora fuori dal recinto dei “protetti”. Saremmo capaci tutti di essere avulsi dalla crisi se la crisi la creassimo noi, così come hanno fatto le banche. Così dalla crisi guadagnano 3 volte: prima perchè hanno giocato con i soldi altrui creando il nulla, poi ci chiedono i soldi (attraverso la stato colluso) per sanare e immettere liquidità (un paradosso: è come chiedere ad una sanguisuga di donare sangue), poi tirano le cinghie, chiedono rientri, aumentano costi, non investono più nell’impresa reale. L’Italia ed il sud (o ciò che ne resta) si mantiene sulle imprese familiari: quelle che le banche stanno definitivamente affossando.
Complimenti alla BPP per la visione territoriale, per la lucidità imprenditoriale, per l’etica e per il grande senso sociale della funzione che svolge.
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Il Sud perdona perché vede lontano.

Sabato, Ottobre 3rd, 2009

donna-sud.jpgSpingere il Sud del mondo verso la deriva è coerente con il progetto di disumanizzazione che mobilita allegramente gli stolti della Terra.
Sono ragazzini, qualcuno direbbe a ragione. Si proprio dei ragazzini ingrati e viziati.
Spegnere le sensibilità dell’uomo è un vero e proprio progetto. Così come è un progetto paralizzare i reali poteri magici della donna. Le donne, proprio come la gente del sud, fanno paura agli stolti della Terra.
Ma il Sud lo sa. Sa aspettare. Il Sud è paziente.
Il Sud è il ventre del mondo e, come una madre e come un padre, farà una grande festa a quei ragazzini quando – come il figliol prodigo – torneranno con le lacrime di coccodrillo a chiedere acqua di vita.
Per il Sud d’Italia ora il momento è vicino. Il Sud è in attesa di ricevere l’ultimo calcio, quello definitivo. Eppure, proprio ora, sa che deve aprire ancora più il cuore a questi ragazzini persi nell’ignoranza e nell’arroganza.
Mentre qualcuno ci assesta l’ultimo colpo, noi lo guardiamo dritto negli occhi, con compassione. In attesa che torni in sé. Che torni uomo.
Quei ragazzini hanno già comprato l’anima di tanta gente del Sud che si è venduta per un piatto di lenticchie. Ora la vediamo nei luoghi di potere. Così si dice: potere. Eppure non sanno più vivere, amare, sognare cose semplici, essere felici. E così i calci non arrivano più solo da fuori, ma dal ventre stesso.
Ed il Sud incassa, ama ancora. Sa perdonare perché vede lontano.
E mentre aspetta che qualcuno si ravveda, continua a rimettere a posto le macerie e i rifiuti delle feste degenerate di questi ragazzini.
Il Sud è vita, è umanità, è realtà da sogno. Il Sud è il tempo lento per gustare la vita, la bellezza.
Il Sud è la casa dove ti puoi rifugiare quando non avrai più niente da dare, ma solo bisogno di ricevere.
Il Sud ti aspetta, perché il Sud è la migliore parte di te.
Un consiglio però: il Sud è già pronto ad accoglierti a braccia aperte, ma anche a girarti il capo con forza per orientare il tuo sguardo verso la luce.
Abbi timore e rispetto del Sud.
Il Sud è più antico, ma è più giovane e ti sopravvivrà.

Stefano

Ora però ascoltiamo insieme…

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Idrusa e Oltrelinea

Sabato, Novembre 1st, 2008

La meravigliosa Idrusa continua a vincere, ed ora lo fa con il brand Oltrelinea…

idrusa_oltrelinea.jpg  idrusa_oltrelinea-1.jpg

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La Pizzica di centro destra…

Martedì, Ottobre 28th, 2008

La Notte della Taranta si apre alla musica popolare di cenrto destra…

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