Forza, produciamo!
Sabato, Settembre 19th, 2009La storia della mia vita è segnata da momenti di forte cambiamento, di necessità di fare i conti con me stesso. Di rimettere in discussione con urgenza e profondità i miei credo. Ma questo non è mai stato un esercizio di stile, piuttosto l’ineluttabile conflitto di chi vuole rimediare, migliorare. La consapevolezza di ciò che si è, ma soprattutto di ciò che ci circonda, non è un dato di fatto che si acquisisce in un momento della vita.
Ho sempre visto solo le grandi e magnificenti potenzialità (spesso incomprese) del marketing e della comunicazione. Ho creduto nell’ordine “naturale” che le regole di mercato producono su ciò che ci circonda. Nella necessità di diffondere una “visione aziendale” e quindi metodi e fini aziendalistici per il buon governo di stati, enti, associazioni, famiglie. La mia profonda ignoranza per l’ennesima volta è salita a galla e tutto d’un colpo. Il fatto di trovarmi nella periferia dell’industria del marketing e della comunicazione mi ha impedito di rendermi complice di idiozie eclatanti, ma ciò non toglie che una profonda riflessione sia urgente anche per chi come me lavora in questo settore anche se non al servizio di multinazionali dell’economia e della finanza responsabili di infinite scelleratezze.
Di recente ho visto su Youtube il video del discorso di Bob Kennedy all’Università del Kansas il 18 marzo del 1968.
Kennedy denunciava l’idiozia del PIL in un modo così chiaro che anche un bambino avrebbe potuto fiutare l’imbroglio dell’economia degli ultimi decenni. Io ho studiato economia, mi sono laureato nel
L’economia aziendale non è separata dalla macroeconomia, questo i libri lo dicono ma distrattamente poi dimenticano di far cenno per esempio che nel calcolo della marginalità per il raggiungimento del profitto, i costi aziendali e di prodotto (tecnici, generali e così via) non comprendono i costi dell’economia generale (sociali, ambientali e così via). Così oggi quando acquistiamo un hamburger e lo paghiamo dai 2 ai 5 euro, magari crediamo sia “caro”, quando invece dovrebbe costare circa 200 euro. L’azienda che lo produce e lo vende, con la complicità del sistema (politica, impresa, consumatore), ha magicamente occultato tutti i costi che in realtà si affrontano per produrre 125gr di triturato di manzo: circa
Così noi continuiamo a mangiare più carne di quanto ne serve e spesso lasciamo nel piatto centinaia di euro residui quando la fame ci passa. Se va bene poi la diamo al nostro cane. Il nostro stile di vita (quello occidentale intendo) poi, veicolato attraverso la tv nel mondo, stimola anche i popoli dei paesi in via di sviluppo (su tutti Cina, Brasile, India, Russia) che con i loro miliardi di abitanti, che fino ad oggi non si potevano permettere di consumare carne, ora ambiscono a livellarsi ai nostri usi. Il pianeta non reggerà, l’umanità non reggerà. Non è solo la carne il corpo del reato, oggi tutti i cibi (fuori stagione e de localizzati) nelle nostre bulimiche quantità contribuiscono ad accelerare il circolo vizioso. Ma non solo i cibi, tutta l’iperproduzione del qualitativamente e quantitativamente superfluo incide sempre più pesantemente su questo genere di processo: automobili, cellulari, abbigliamento, farmaci, oggetti, oggetti, oggetti.
…
Continuerà in Forza consumiamo!
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