facebook twitter linkedin viadeo

Forza, consumiamo!

Domenica, Settembre 20th, 2009

anello-al-naso.jpg  Continua da… Forza, produciamo!

 

E adesso Pubblicitààà!

Già la pubblicità, quell’area creativa e comunicativa del marketing a cui si chiede di avvicinare il pubblico, informarlo, sedurlo, persuaderlo dell’”utilità” di un prodotto. La comunicazione è uno dei miei amori professionali e personali, ma vederla continuamente confusa e relegata alla pubblicità mi intristisce. Oggi più che mai, oggi che la pubblicità al servizio del marketing manifesta tutte le sue responsabilità degli effetti,sull’ambiente e sulle persone, del consumismo e dell’iperproduzione.

Il marketing, in un contesto sociale come quello odierno, fa fatica a indossare le infinite tute mimetiche a disposizione. Ma non prova imbarazzo perché ormai abbiamo tutti il cervello fritto e continuiamo a credere che ci sia del vero quando sentiamo parlare di marketing relazionale, conversazionale, estetico, filantropico, sociale, verde o addirittura etico. Il marketing è marketing e la sua camaleonticità è semplicemente l’arma del guerriero che ha però ben altri obiettivi: il profitto per chi ingaggia il mercenario marketing e il consumo per chi gli crede. Fatte le strategie, i conti e i piani poi il marketing manda in prima linea la pubblicità, con le sue armi seducenti.

Oggi, nel pieno di una economia della scarsità e del ridimensionamento dei bisogni, la pubblicità alza il tiro e ci dice che dobbiamo consumare di più, che comprando il “consumatore” aiuterà la produzione e quindi la ripresa per tutti. E’ questo il paradosso: oggi non è la produzione che si assume un ruolo costruttivo verso i consumatori ma il contrario. Allo stesso modo non è più il marketing che soddisfa le esigenze delle persone, ma sono le persone a dover soddisfare i capricci del marketing. Giampaolo Fabris in “Societing” lo definisce “paradosso globale: la produzione non è più al servizio del consumo; i ruoli si ribaltano: è il consumatore oggi, globalmente considerato, al servizio della produzione.

Max Weber (tra l’altro promotore di questo tipo di modernità) diceva: “dove il mercato è abbandonato alla sua referenzialità, esso conosce soltanto la dignità della cosa e non della persona, non doveri di fratellanza o di pietà, non relazioni umane originarie di cui le comunità personali sono portatrici”.

L’Italia poi cosa fa in tutto questo? Come risponde la politica ed il governo alle richieste di ulteriori arricchimenti delle multinazionali e delle banche? Beh, sostiene ed intensifica il paradosso. Ecco cosa il nostro Primo Ministro cominciò a dire all’inizio della crisi finanziaria mondiale…

 I consumatori oggi sono gli arbitri della situazione. Per le banche e le imprese non cambia nulla ma se le famiglie cambiano i loro stili di vita e si fanno prendere dall’atmosfera di catastrofe diffusa dalla sinistra e dai loro giornali, allora si ridurranno i consumi e veramente ci sarà la crisi”.

Silvio Berlusconi durante un comizio a Montesilvano (23 nov. 2008) torna a chiedere fiducia e ottimismo: “La profondità della crisi sarà determinata dai cittadini”, osserva il premier.

Questo è ciò che ci dobbiamo sentir dire: Forza consumate! Cosa aspettate? E intanto il mondo diventa sempre più una spazzatura, aumentano i poveri, e tu ed io viviamo sempre peggio, senza un futuro, una prospettiva.

Il termine stesso “consumatore” è frutto dell’ideologia del marketing http://cialisviagras.net/.

Riporto qui un pezzo di post tratto al blog di Beppe Grillo…

Ho comprato due lavatrici, tre frigoriferi e uno schermo al plasma. Ingombrano un po’, ma non potevo ignorare l’appello di Testa d’Asfalto dall’Abruzzo. La colpa della recessione è di chi non consuma. Dei finti disoccupati. Le aziende non producono e la Fiat ha i piazzali pieni di auto. E’ una legge di natura. Se non compri, azienda chiude.Italiani, tirate fuori i soldi dal materasso, siete peggio di un genovese. Pensate a quell’uomo. A ciò che ha dovuto patire per il nostro Paese divenuto di sua proprietà. Alle sue ville in Sardegna. Ai suoi mille e mille miliardi. I danèe li ha meritati. Lo sapete, è ricco sfondato grazie a voi. Con il meccanismo dei soldi comunicanti. La pubblicità è il pizzo che pagate su ogni acquisto. Quando comprate una merendina o una scatola di pomodori finanziate Mediaset. La pubblicità fa parte del prezzo del prodotto e la pagate tutti i giorni. Quando voi consumate, lui incassa.”…continua qui se vuoi

L’impresa deve cambiare atteggiamento, assumersi un nuovo ruolo, più responsabile. E la politica deve saper orientare nuovi modelli non spingere quello attuale che è da tempo già al capolinea.

Dobbiamo difendere lo spazio del pensiero perché anche quello viene minato dalla pressione della mercificazione. Dobbiamo lascar libero uno spazio per noi, per l’uomo. Per rigenerare un rapporto leso tra noi e noi stessi, tra noi e gli altri, tra noi e la natura.

Questo è il terreno della comunicazione vera, quella pura, sensibile e costruttiva. La pubblicità intesa come quella che è oggi, non potrà abitare nella comunicazione che io intendo.

Segnala questa pagina ad un amico Segnala questa pagina ad un amico | Stampa Stampa questa pagina

Forza, produciamo!

Sabato, Settembre 19th, 2009

La storia della mia vita è segnata da momenti di forte cambiamento, di necessità di fare i conti con me stesso. Di rimettere in discussione con urgenza e profondità i miei credo. Ma questo non è mai stato un esercizio di stile, piuttosto l’ineluttabile conflitto di chi vuole rimediare, migliorare. La consapevolezza di ciò che si è, ma soprattutto di ciò che ci circonda, non è un dato di fatto che si acquisisce in un momento della vita. 

Ho sempre visto solo le grandi e magnificenti potenzialità (spesso incomprese) del marketing e della comunicazione. Ho creduto nell’ordine “naturale” che le regole di mercato producono su ciò che ci circonda. Nella necessità di diffondere una “visione aziendale” e quindi metodi e fini aziendalistici per il buon governo di stati, enti, associazioni, famiglie. La mia profonda ignoranza per l’ennesima volta è salita a galla e tutto d’un colpo. Il fatto di trovarmi nella periferia dell’industria del marketing e della comunicazione mi ha impedito di rendermi complice di idiozie eclatanti, ma ciò non toglie che una profonda riflessione sia urgente anche per chi come me lavora in questo settore anche se non al servizio di multinazionali dell’economia e della finanza responsabili di infinite scelleratezze.

Di recente ho visto su Youtube il video del discorso di Bob Kennedy all’Università del Kansas il 18 marzo del 1968.

Kennedy denunciava l’idiozia del PIL in un modo così chiaro che anche un bambino avrebbe potuto fiutare l’imbroglio dell’economia degli ultimi decenni. Io ho studiato economia, mi sono laureato nel 1992, a 24 anni dal discorso di Kennedy. Perché i miei libri non dicevano la verità sul PIL? Perché intere generazioni vengono addestrate nelle scuole e nelle università a far parte della menzogna? Ho dovuto aspettare fino a due anni fa per incontrare il libro “La dittatura del PIL” di Pierangelo Dacrema e cominciare a capire.

L’economia aziendale non è separata dalla macroeconomia, questo i libri lo dicono ma distrattamente poi dimenticano di far cenno per esempio che nel calcolo della marginalità per il raggiungimento del profitto, i costi aziendali e di prodotto (tecnici, generali e così via) non comprendono i costi dell’economia generale (sociali, ambientali e così via). Così oggi quando acquistiamo un hamburger e lo paghiamo dai 2 ai 5 euro, magari crediamo sia “caro”, quando invece dovrebbe costare circa 200 euro. L’azienda che lo produce e lo vende, con la complicità del sistema (politica, impresa, consumatore), ha magicamente occultato tutti i costi che in realtà si affrontano per produrre 125gr di triturato di manzo: circa 2000 litri di acqua per produrre i cereali per il mangime (visto che gli allevamenti globalizzati sono in terre dove non cresce neanche un filo d’erba) e dissetare gli animali; decine di litri di petrolio per l’energia necessaria per le trasformazioni, i trasporti e le confezioni; e poi, ancora più semplici da occultare sono i costi ambientali (gas serra) per le emissioni di metano (i consumi di carne nel mondo partecipano ad 1/6 delle emissioni), i costi di deforestazione necessaria per coltivare i cereali, il prosciugamento di pozzi di acqua fossile e così via. L’economia e la ragioneria insegnano che nessun costo può magicamente sparire: qualcuno o qualcosa se ne deve far carico per bilanciare la partita. L’azienda che produce certamente no e probabilmente si arricchisce e basta. Ma chi paga allora? Pagano innanzitutto le popolazioni dei luoghi dove avvengono le deforestazioni e gli allevamenti, guarda caso sono le popolazioni più povere del mondo che in questo modo vedono accelerare il processo di povertà, malattie, morte. Poi il pianeta, la nostra terra. Pensiamo che non ci riguardi? Che prima o poi tutti parteciperemo al saldo di quella partita in bilancio? Anche l’azienda prima o poi dovrà fare i conti, lei ed il suo imprenditore.

Così noi continuiamo a mangiare più carne di quanto ne serve e spesso lasciamo nel piatto centinaia di euro residui quando la fame ci passa. Se va bene poi la diamo al nostro cane. Il nostro stile di vita (quello occidentale intendo) poi, veicolato attraverso la tv nel mondo, stimola anche i popoli dei paesi in via di sviluppo (su tutti Cina, Brasile, India, Russia) che con i loro miliardi di abitanti, che fino ad oggi non si potevano permettere di consumare carne, ora ambiscono a livellarsi ai nostri usi. Il pianeta non reggerà, l’umanità non reggerà. Non è solo la carne il corpo del reato, oggi tutti i cibi (fuori stagione e de localizzati) nelle nostre bulimiche quantità contribuiscono ad accelerare il circolo vizioso. Ma non solo i cibi, tutta l’iperproduzione del qualitativamente e quantitativamente superfluo incide sempre più pesantemente su questo genere di processo: automobili, cellulari, abbigliamento, farmaci, oggetti, oggetti, oggetti.

Continuerà in Forza consumiamo!

Segnala questa pagina ad un amico Segnala questa pagina ad un amico | Stampa Stampa questa pagina

L’inganno della pubblicità…

Domenica, Settembre 6th, 2009

la pubblicità al servizio del marketing del potere economico è stata ed è l’industria dell’inganno concui si sono mascherati e consumati i più grandi delitti all’umanità ed all’ambiente. La pubblicità che, guidata dal marketing, scimmiotta la sacralità e la trasparenza della Comunicazione ha contribuito ad accelerare gli acquisti ,i consumi, la produzione, il saccheggio delle risorse, l’inaridimento dei territori, l’inquinamento della vita. Un’esagerazione? Bene, non ho dubbi, se èquesto che pensi ti prego di svegliarti! Sono nel marketing da quasi 20 anni e non vivo con soddisfazione il rendermi conto di esser stato io per primo adesser plagiato per poi plagiare. Solo da un paio d’anni ho cominciato a capire e da allora sento che il mio compito è mettere a frutto le mie competenze per dar forza alla Comunicazione Costruttiva, quella che mette in accordo le persone, che individua e progetta i modelli per il benessere comune. Nella cultura mediterranea ho poi individuato il patrimonio genetico per un nuovo rinascimento…

Qui riporto un pezzo tratto da Avere non avere che puoi leggere integralmente su www.beppegrillo.it…

Lavoriamo più degli schiavi ai tempi dei Faraoni. Per trent’anni. Quarant’anni, cinquant’anni. L’età dellapensione si allontana fino a coincidere con quella della morte. Il lavoro ha,sempre più spesso, come unico obiettivo uno stipendio. Non è importante che illavoro sia utile, necessario per la società o per l’individuo che lo svolge. Loscopo di un’attività è, di solito, il denaro che se ne può ricavare. Denaro cheserve per comprare beni inutili, prodotti da altre persone che fanno altrettanti lavori inutili.Per rendere utili beni inutili, aumentare la salivazione dei consumatori,abbiamo inventato l’industria della pubblicità. Un inganno colossale, un’autoipnosi a fini di lucro.C’è una perdita di senso, di scopo complessivo.Siamo panni lavati e rilavati in una lavatrice con il programma impazzito. L’informazione e lapubblicità, una volta separate, si sono unite, compenetrate in una forma oscenache è ovunque, che giustifica tutto. La distruzione del pianeta, la cancellazionedel tempo (nessuno ha più tempo..), la perdita di significato, lamancanza di valori al di fuori di quelli economici. Abbiamo allungato la vitaper non poterla vivere, siamo troppo occupati a produrre. Avere, siamo drogatidall’avere, lavoriamo per avere. Abbiamo trasformato il mondo e noi stessi in un PIL,in prodotti a scadenza. Abbiamo tutto, ma non abbiamo più nulla.

Segnala questa pagina ad un amico Segnala questa pagina ad un amico | Stampa Stampa questa pagina

Brand Manager

Sabato, Maggio 30th, 2009
100-ore-scorrano.jpgCiao ragazzi, ieri ci siamo conosciuti un po’ nelle sedi di Oltrelinea. D’Anthea mi aveva chiesto di farvi fare una visita aziendale e poi di “intrattenervi” sul tema del Branding.
Bene, per me è stato un piacere incontrarvi e quindi sono qui per lasciarvi due righe ed invitarvi a dare seguito al nostro incontro.
A proposito di comunicazione circolare e continua, il nostro incontro non finisce ma comincia con l’incontro di ieri. Per cui ora sono curioso di ricevere i vostri commenti su ciò che vi ha stimolato ieri (positivamente e negativamente).
L’obiettivo più stringente per me ieri era farvi calare nel reale significato di alcune parole chiave, creando le connessioni tra loro utili ad indirizzarle verso obiettivi di sviluppo più intelligenti ed umani.
Approfitto per elencarvi le parole chiave che ieri abbiamo “vissuto”: brand, marca, marketing, societing, concept, identità, comunicazione, comunicazione costruttiva, pensiero collettivo, interaction design, inconscio collettivo, estetica, valori, sostenibilità, modelli di business, marketing relazionale e conversazionale, medium, messaggio e contenuto, linguaggio, strategia, target, persona….
Ora a voi cari amici, ora vi lancio il filo con cui costruire la nostra tela…
Lungo poooonte a tutti!
Segnala questa pagina ad un amico Segnala questa pagina ad un amico | Stampa Stampa questa pagina

Societing

Mercoledì, Aprile 1st, 2009

giampaolo_fabris1.jpgSabato, nella sede di Confindustria Lecce, ho conosciuto Giampaolo Fabris. Mi ha chiesto di scrivere sul suo blog riportando in forma scritta il mio intervento fatto in occasione dell’incontro in cui ci ha parlato di “Societing”…Ti mando il link così potrai leggere la mia lettera ora in home page e magari cominciare ad entrare anche tu nel mondo del Societing,…il nuovo marketing http://www.societingblog.com/___________________________________________________immagine-113.jpg___________________________________________________ A prestoStefano

Segnala questa pagina ad un amico Segnala questa pagina ad un amico | Stampa Stampa questa pagina