facebook twitter linkedin viadeo

Menzogna e Verità

Sabato, Marzo 29th, 2008

La menzogna è la dirompente arma con cui il potere fine a se stesso scalza in brevissimo tempo chi lavora con onestà e competenza per il bene di tutti. Nega l’evidenza e fa leva sulle debolezze che tutti abbiamo. E’ un fuoco di paglia che accende ambizione, invidia ed orgoglio generando veleno. Crea cordate temporanee, unite solo dall’odio costruito intorno a qualcuno. Prepara il terreno con l’inganno, l’infamia, la maldicenza sul falso nemico. Promette cariche, poltrone, privilegi, danaro. E’ un fuoco che brucia forte e presto lascia solo cenere. E’ potentissima, ma la sua efficacia dura poco. Persiste solo nei malvagi, chi invece si è solo lasciato plagiare, dopo poco cercherà ancora il profumo della verità. E’ l’arma tipica degli ignoranti, dei vigliacchi, dei mezzi uomini, degli arroganti, individualisti, disonesti. Con la menzogna si creano falsi nemici da combattere insieme. Falsi nemici che sono fantocci creati solo per nascondere altre trame, le reali strategie ed obiettivi alla base delle campagne della menzogna. E’ già, la menzogna mirata ad uno scopo funziona proprio come una campagna di comunicazione. Si fonda generalmente sul viral marketing, cioè passaparola sul filo del veleno. Corridoi, telefonate, cene e riunioni carbonare sono i luoghi dell’innesco del virus. Si utilizzano sempre più anche i media tradizionali, stampa e tv. Tutto avviene rigorosamente a distanza dal falso nemico, il quale, se fosse presente, potrebbe compromettere il fuoco che comincia a divampare. Generalmente sono pochi malvagi che cercano di pilotare gruppi più grandi attraverso l’odio e la menzogna, e sanno bene che una volta accesso il fuoco del veleno negli altri nessuno può spegnerlo facilmente. Neanche la verità evidente e provata. Solo il tempo. Solo il tempo infatti può restituire la vista a chi è stato accecato dall’odio. Solo il tempo può restituire forza alla verità.

La verità non cerca cordate. E’ l’arma silenziosa di gran parte delle persone. E’ impegnata a lavorare e costruire. Non riesce e non desidera impiegare energie alla distruzione di qualcuno o qualcosa. Cerca quindi collaboratori con i quali condividere visioni e progetti che possano portare luce a tutti. La verità dimentica facilmente i torti subiti perché vede il bene ed il buono delle cose che accadono. Con la verità non riesci a far divampare facilmente il desiderio di giustizia che è in quasi tutti noi. La verità non riesce ad entrare nei passaparola, non è un virus capace di espandersi rapidamente e diffusamente. Resta quasi invisibile, pur davanti a prove evidenti. La cecità causata da interessi personali innescati dalla menzogna, non vede e non vuol vedere la verità… che a quel punto diventa impietoso specchio delle proprie brutture. La verità si fortifica sull’instancabile esempio di chi continua a lavorare tenendosi lontano dagli ignoranti e calunniatori che gli si agitano intorno. Il tempo è il suo alleato. Con il tempo, se non ci si è lasciati schiacciare dalla devastante demotivazione che genera la menzogna, la verità esce da sola. Da sola restituisce la vista a chi vuol vedere. La verità è immensamente più potente della menzogna, ma ha bisogno di tempo.

La maggior parte dei luoghi di potere in Italia ed in particolare del Sud sono presidiati da gente disonesta, ignorante e pericolosa per sé e per gli altri. Pubblica amministrazione, Università, Sindacati, grandi Associazioni e perfino Imprese vengono intrise dai veleni della politica malata e del potere mafioso. Sono decisamente in minoranza queste persone, ma a causa della grande forza effimera ma distruttiva della menzogna, riescono in poco tempo a bloccare la verità, la crescita, lo sviluppo. E così chi ha volgia di fare, di  migliorare e di fondare il suo futuro sul merito deve scappare.

Superate le prime grandi delusioni e amarezze dovute al fatto di trovarmi troppo spesso di fronte all’ingiustizia dilagante nei luoghi di potere, ho imparato a proteggere la mia fragilità non con corazze di insensibilità o peggio adeguandomi a quei sistemi. Il mio trucco è giocare. Già, affrontare le battaglie come se stessi giocando a scacchi o a risiko. Niente veleni, niente rabbia, niente vendetta. Solo il gusto di difendere il lavoro di chi costruisce giocando ad isolare chi distrugge. E’ un gioco lungo ed io ho cominciato a giocare da poco vincendo già le prime battaglie.

La gente pulita è in maggioranza ed è ora che si faccia sentire sciogliendo l’omertà e la paura.

Non arrenderti, gioca anche tu.

I fiori copriranno le spine.

s

spine-e-fiore.jpg

 

Segnala questa pagina ad un amico Segnala questa pagina ad un amico | Stampa Stampa questa pagina

Gomorra 1

Giovedì, Gennaio 24th, 2008

Ho iniziato a leggere Gomorra di Roberto Saviano. In realtà non so perché ci ho impiegato tanto tempo a comprarlo. Forse una sorta di rigetto ad una realtà che conosciamo bene. Dalla quale cerchiamo di fuggire con lo stesso successo di una corsa nelle sabbie mobili. Fanghiglia antica generata dagli scarti voluti dalla mafia e dalla politica italiana. Fanghiglia che noi stessi rigeneriamo quando smettiamo di lottare preferendo sopravvivere da schiavi che assecondano gli interessi dell’Italia malata. Così come ci racconta Saviano in questo passo tratto dalle prime pagine del suo libro Gomorra….

…“Qui le fabbriche formalmente non esistono e non esistono nemmeno i lavoratori. Se lo stesso lavoro di qualità fosse inquadrato, i prezzi lieviterebbero e non ci sarebbe più mercato, e il lavoro volerebbe via dall’Italia. Gli imprenditori di queste parti conoscono a memoria questa logica. In queste fabbriche spesso non c’è astio tra operai e proprietari. Qui il conflitto di classe è molle come un biscotto spugnato. Il padrone è spesso un ex operaio, condivide le sue ore di lavoro con i dipendenti, nelle stessa stanza sullo stesso scranno. Quando sbaglia paga direttamente con ipoteche e prestiti. La sua autorità è paternalistica. Si litiga per un giorno di ferie e per qualche centesimo di aumento. Non c’è contratto, non c’è burocrazia. Volto contro volto. E si tracciano così gli spazi delle concessioni e degli obblighi che hanno il sapore dei diritti e delle competenze. La famiglia dell’imprenditore vive al piano di sopra dove si lavora. In queste fabbriche spesso le operaie affidano i loro bambini alle figlie del proprietario, che diventano babysitter, o alle madri che diventano nonne vicarie. I bambini delle operaie crescono con le famiglie dei proprietari. Tutto questo crea una vita comune, realizza il sogno orizzontale del postfordismo – far condividere il pranzo a operai e dirigenti, farli frequentare nella vita privata, farli sentire parte di una stessa comunità. In queste fabbriche non ci sono sguardi che fissano nel terreno. Sanno lavorare sull’eccellenza, e sanno di avere stipendi infimi. Ma senza l’uno non c’è l’altro. Si lavora per prendere ciò di cui si ha bisogno, nel miglior modo possibile, così nessuno troverà motivo per cacciarti. Non c’è rete di protezione. Diritti giuste cause, permessi, ferie. Il diritto te lo costruisci. Le ferie le implori. Non c’è da lagnarsi. Tutto accade come deve accadere. Qui c’è solo un corpo, un’abilità, una macchina e uno stipendio. Non si conoscono dati precisi su quanti siano i lavoratori in nero di queste zone. Né quanti invece siano regolarizzati, ma costretti ogni mese a firmare buste paga che indicano somme mai percepite.”…
gomorra.jpg roberto_saviano.jpg

____________________________________________________

Segnala questa pagina ad un amico Segnala questa pagina ad un amico | Stampa Stampa questa pagina

Comunicare

Mercoledì, Dicembre 26th, 2007

Nel mondo c’è tanta confusione. E non è casuale. E’ un fenomeno che muove le sue radici nell’era del cambiamento continuo.
La spinta delle nuove tecnologie sul cambiamento non è pero così forte da rimuovere le certezze più importanti dell’umanità. Anzi, il paradosso più entusiasmante che viviamo è che più aumenta il caos, più è necessario ricondurre tutto a semplicità.
La confusione non è solo un fatto accidentale però. Non sono pochi, infatti, i centri di disorientamento che, o per mantenere una fetta di potere o per pura ignoranza e miopia, chiudono le porte all’innovazione e soprattutto agli innovatori. Noi italiani e noi del sud in particolare, ne sappiamo qualcosa.

C’è però un arma dal potere infinito che stiamo per sfoderare. Un arma pacifica che credono di conoscere tutti, ma che è ancora in possesso di pochi. L’arma più comune, ma la più difficile da usare: la comunicazione.

Amo il mio lavoro perchè mi sta insegnando a recuperare la potenza delle cose più semplici. Vedrai, umanizzare la comunicazione cambierà il mondo.
Proviamo a farlo insieme. Non c’è un secondo da perdere.

Segnala questa pagina ad un amico Segnala questa pagina ad un amico | Stampa Stampa questa pagina