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Verità e Bellezza

Domenica, Giugno 6th, 2010

Una scommessa per il futuro dell’Italia.

L’ultimo libro di Francesco Morace e Giovanni Lanzone, presentato dagli autori in Puglia: il 16 giugno a Bari presso la libreria Laterza e il 17 a Lecce presso la libreria Liberrima.

copertinavb.jpgIn questi giorni avrò il piacere e l’onore di ospitare i due autori del libro e di partecipare, insieme ad Alessandro Laterza, alla presentazione di “Verità e Bellezza”.
“Verità e Bellezza” nasce dalla pratica degli autori di condurre ed animare “The Renaissance Link”, associazione che si propone di innovare la qualità e il talento delle imprese e dei territori del nostro Paese.
La presentazione del libro è l’occasione per avviare una discussione sul contributo che ingegno e creatività, tipici dell’”italian way”, possono apportare nell’estetica, nella formazione, nello stile manageriale e nella cultura d’impresa per dar vita ad un nuovo “Rinascimento” italiano.
Vi lascio con uno stralcio del prologo del libro…
Corre l’anno 2210 e il nostro potente server di memoria organica ci permette di ripercorrere in un attimo il lungo cammino che ha condotto l’umanità verso l’attuale civiltà del Bello e del Vero. Bellezza e Verità: parole antiche che oggi, nel mondo del XXIII secolo, definiscono una nuova religione, cioè un modo condiviso di vivere e stare insieme.
Chi l’avrebbe detto 200 anni fa che l’Italia avrebbe trionfato proprio partendo da qualità rinascimentali che a quel tempo sonnecchiavano nascoste, molto nascoste. A quel tempo dilagavano inganno e volgarità. Ma poi dal territorio cominciò una faticosa ma inesorabile cavalcata verso la riconquista: prima della bellezza, poi della verità. Intorno al 2050 fu riscoperto Tommaso d’Aquino, e la sua affermazione: “non possediamo la verità, ma è la Verità – piuttosto – che ci possiede”. Il crollo del sistema mediatico e la scomparsa del broadcasting per mancanza di audience, rese possibile e concreta questa visione. La successiva e definitiva scomparsa dei totalitarismi – dopo l’ultima, ragionata, resistenza cinese – trascinò nel baratro intorno al 2100 le maggiori multinazionali, che ne rappresentavano l’incarnazione commerciale. La messa fuori legge del marketing nei decenni successivi e la recente abolizione del denaro con la definitiva affermazione di una economia di condivisione, ha riportato in auge l’ingegno e la creatività applicata così tipica dell’italian way.
Senza un nucleo di pressione globale che orienta le scelte dei consumatori, la qualità autentica della produzione italiana è emersa con forza negli ultimi decenni, nel segno di un terzo rinascimento. […] Una vocazione invincibile sulla quale è stato ricostruito con pazienza un paesaggio di credibilità e varietà, raccogliendo il meglio – non del lusso – ma dell’eccellenza. Facendo le cose nel miglior modo possibile. Mentre il lusso perdeva la sua verità, manipolando processi e prodotti all’insegna di una costruzione simbolica che non emozionava più nessuno […].
Oggi invece tutto ciò che di bello e di vero circola nel mondo ha un cuore italiano, marcando il carattere felice dell’italian way of life: dai rubinetti ai rossetti, dal cioccolato alle cucine, dai tessuti alle borse. Prodotti che si immaginava dovessero scomparire, sostituiti da chissà quali tecnologie. E che invece resistono per la loro perfezione di oggetti definitivi, troppo belli per essere messi da parte. La definitiva vittoria dell’estetica sulla funzione, che oggi ne costituisce solo una piccola parte; il trionfo dell’etica sullo status e sul prestigio. Fine dell’alta gamma e inizio di un nuovo percorso da cui è emersa l’alta intensità: un percorso inaspettato e felice che ha trionfato dopo 200 anni, compiendo la sua parabola virtuosa
.”

Ti aspetto.

Invito della presentazione del 16 giugno a Bari.
Invito della presentazione del 17 giugno a Lecce

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Nuovo Rinascimento del Sud

Mercoledì, Novembre 25th, 2009


trl.jpgVenerdì 20 novembre, si è tenuta a Milano l’assemblea dell’associazione per il nuovo rinascimento italiano: The Renaissance Link.

Dopo una introduzione di Francesco  Morace che ha esposto una sua previsione e un suo presentimento per i prossimi 200 anni (nota che sarà pubblicata su “nova sole 24ore” di giovedì prossimo), il presidente Giovanni Lanzone ha esposto lo stato dell’arte dell’associazione. Poi Emilio Genovesi ha avviato un ragionamento sulle modalità di crescita dell’associazione e su come propagare i suoi valori. Silvia Bassani ha poi presentato ai soci il nuovo sito: www.therenaissancelink.com.

Durante la navigazione Silvia è approdata alla pagina dei talenti del territorio e così sono stato chiamato fare un mio piccolo intervento che qui vi riporto…

“Buonasera a tutti e a tutte e  grazie per l’invito a portare i miei saluti.

Sono qui con la consapevolezza che questo mio intervento è un onore ricevuto: quello di poter essere parte attiva in un progetto che porterà grandi frutti. Un progetto utopico e per questo per me credibile: The Renaissance Link.

Siamo qui per lavorare insieme con idee chiare, passione per il nostro lavoro e tanto amore per l’altro affinché un Nuovo Rinascimento possa presto fiorire a favore delle nostre imprese con tutte le parti interessate nessuna esclusa, a favore dell’umanità ritrovata, a favore del pianeta, della nostra cultura e dei nostri talenti, ma soprattutto a favore di una vita più felice.

La rinascita è vicina. L’umanità è pronta a venire alla luce con una nuova consapevolezza, con nuove idee vitali, sociali, economiche e politiche.

La rinascita è vicina e se c’è un paese che può guidarla è inaspettatamente proprio quel paese in cui il degrado televisivo, della politica e della mafia costituiscono la peggiore espressione locale ed internazionale dei paesi sviluppati: l’Italia.

Ma c’è un Italia in particolare che ha questa forza, ed anche qui non deve sorprendere che provenga proprio dall’area più debole, quella più sofferente, più abbandonata e sfruttata: il Sud.

Ci sono cambiamenti che si portano avanti con idee e parole e cambiamenti che si compiono nei fatti. Quando le due cose coincidono si può assistere a vere e proprie rinascite.

C’è un pensiero, un intuizione grande che deve ispirare, ma anche azioni quotidiane che assecondano ed esplorano quella direzione. E tanta lucida follia.

A me sta capitando proprio questo: di combinare una profonda riflessione con una applicazione graduale ma immediata delle scelte fatte. 

Per questo appartengo all’intuizione di The Renaissance Link. Per questo da più di due anni cerco tracce di sostenibilità esistenziale, professionale e imprenditoriale. Per questo da un mese sono uscito dagli impegni operativi, gestionali e di responsabilità dell’ultima delle mie società rinunciando a tutte le mie fonti di guadagno.

Per dar seguito all’intuizione di un risveglio urgente per le nostre vite, per il mio sud e per l’Italia, ho bisogno di prendere una pausa. Di colmare la distanza tra il mio progetto di vita (che molto coincide con il manifesto The Renaissance Link) e la comprensione delle persone con cui devo condividerlo.

Sono qui per lasciarmi ispirare dalle vostre idee e progetti contribuendo però all’ispirazione comune facendomi portavoce di un pensiero che credo possa essere determinante per rendere possibile un nuovo rinascimento: il pensiero del sud.

La mia pausa di riflessione da un lavoro che non risponde più alla mia etica e alla mia passione la sto riempiendo di uno studio che ha un nome che è un progetto: Comunicare Mediterraneo.

La leva della comunicazione sensibile, sostenibile e costruttiva radicata sui valori della mediterraneità, potrà favorire un processo rinascimentale.

Le caratteristiche dell’Italianità sono amplificate nelle caratteristiche del Sud, nel bene e nel male. Così vizi e virtù del sud sono l’esaltazione di quelli dell’italiano.  

Attraverso il mio studio epistemologico e pratico del comunicare  mediterraneo e grazie all’osmosi con la filosofia e le progettualità di The Renaissance Link., desidero fondare un’impronta rinascimentale per le imprese di comunicazione del mio gruppo, ma anche per quelle esterne. Imprese del sud o del nord che siano.

Immagino nuove visioni per il ruolo della comunicazione, nuove finalità, nuovi linguaggi, nuovi strumenti, nuovi media, nuovi processi. Qui però per “nuovo” deve intendersi una innovazione che affonda le sue radici in un terreno culturale autentico: quello della storia, delle tradizioni, del rapporto con il proprio contesto naturale e quello del proprio genius loci.

Il sud ha molto da dire ora che per progresso cominciamo ad intendere una vita più umana, più felice, in un ambiente pulito e naturale.

Chiudo invitandovi a fare un viaggio lento al sud, non solo venendo giù a far le vacanze, ma andando nel sud come luogo dell’anima. Perché c’è un sud in ognuno di noi ed è quello che dobbiamo far rinascere.

Ora un invito a te: visita il sito di The Renaissance Link e se “senti” di voler partecipare al pensiero ed ai lavori dell’associazione per il nuovo rinascimento contattami. Ne parleremo insieme per agire insieme.

A presto

Stefano

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3 giorni con Morace

Domenica, Settembre 27th, 2009

ulivo-puglia-2.jpgQuesti giorni passati con Francesco Morace mi hanno restituito consapevolezza della mia identità e soprattutto del mio stato, del mio vivere e lavorare nel sud che non posso che rappresentare con un ulivo pugliese. Si mi sento così, sono così…come quest’ulivo, anche se con qualche centinaia di anni in meno.

_____________________ 

Giovedì 24 Francesco atterra a Bari con sua moglie Linda Gobbi, la donna con cui divide e moltiplica i sogni, il lavoro, il successo delle loro idee e soprattutto della loro conoscenza e sensibilità. L’idea era di rinforzare un’amicizia, di conoscerci meglio perché la visione che da poco condividiamo non può non passare attraverso lunghe conversazioni e convivialità. Francesco e Linda, entrambe sociologi, in realtà esprimono differenti sensibilità e per questo si completano a meraviglia. Lui visionario e lei ricercatrice sono un affascinante e stimolante connubio di intelligenza, cultura, semplicità.

L’arduo compito era anche quello di cominciare a diffondere il messaggio neo rinascimentale della nostra associazione The Renaissance Link qui nel sud, in Puglia. Il progetto denominato “Impronta Rinascimentale”, con il quale si sta costituendo un osservatorio di imprese di eccellenza che possano rispondere con creatività tutta italiana alla grande opportunità che offre la crisi, purtroppo non annovera ancora imprese del sud.

Il nostro quartier generale è stata la campagna salentina in cui è immersa una masseria, la mia oasi, la mia casa. Così tra una cena e l’altra, un pranzo e l’altro abbiamo incontrato solo pochissimi degli imprenditori che intendo pian piano avvicinare al progetto.

La prima visita l’abbiamo fatta a Nicola De Bartolomeo, costruttore di Bari e Presidente di Confindustria Puglia. Alla conversazione hanno partecipato anche Roberto De Donno ed Eleonora Dimola. La semplicità e simpatia di Nicola lì ha subito conquistati e lui si è lasciato facilmente conquistare da loro, dalle nostre idee e dal nostro progetto. La sua frase conclusiva è stata: “Allora, mi pare di capire che voi sociologi effettivamente potete aiutare le imprese ad orientarsi nel cambiamento. Non si finisce mai di imparare. Facciamo qualcosa, noi abbiamo bisogno di voi ma anche la politica ne ha bisogno. Abbiamo bisogno di riavvicinarci ai valori della famiglia, del lavoro appassionato, dell’etica.”

Subito dopo abbiamo incontrato Michele Laforgia promotore con Salvatore Matarrese del Distretto dell’Edilizia Sostenibile in Puglia. Grandi opportunità di sinergia sono nate in quanto il già illuminato progetto del distretto incontrava l’esperienza virtuosa di città sostenibili realizzata in Spagna, Brasile e Colombia dall’Istituto di ricerca Future Concept Lab di Francesco e Linda. La  sostenibilità è qui intesa come condizione per favorire un contesto in cui abitare restituisca dignità al quotidiano, all’uomo, alla famiglia e all’ambiente.

Cena sul Lungomare di Bari a base di pesce (che Francesco non gradisce tanto)…

La mattina successiva colazione con frullato di frutta fresca appena raccolta e prima tappa nel cuore della lavorazione della pietra leccese: Pimar di Giorgia Marrocco. All’incontro era presente anche Renzo Buttazzo, straordinario artista ed esempio del talento e della bottega artigianale. Renzo cura la direzione artistica del design delle nuove collezioni di Pimar con cui realizza anche alcune sue sculture che poi abitano gli spazi architettonici rigorosamente in pietra leccese. Ci ha raggiunti poi anche Raffaele Cazzetta produttore di olio nonché marito di Giorgia. Ho provato emozioni forti nel veder confermata la mia idea che l’identità salentina migliore può essere espressa a meraviglia da questa pietra così ingegnosamente e creativamente scolpita e che mette in luce, in forma estetica e materica, opere della nostra cultura, dei nostri talenti, del saper fare con amore e passione. Di un riscatto silenzioso e laborioso dal senso di isolamento che provano tutti gli imprenditori-eroi del sud, causato troppo spesso dalla ignorante gestione del vivere comune messa in atto da una classe dirigente e politica miope e arrogante. Da queste dinamiche viziose nasce poi l’incapacità di condividere un percorso di sviluppo di buon senso, piantato sulla cooperazione, sul merito e indirizzato ad una visione comune, positiva, capace di premiare le eccellenze, la creatività, l’etica, la passione sana. Quante opportunità perdiamo già solo per essere sempre più concentrati a far danno a qualcun altro piuttosto che partecipare lealmente ad un progetto comune che non potrebbe che far crescere tutti e magari renderci tutti semplicemente un po’ più felici? Siamo un’inspiegabile forma di stupidità. Stiamo così creando una forma di localismo che diventa loculismo (come dice Morace). Anche Raffaele, partendo dalla sua esperienza, dal rapporto quotidiano con l’olio, sostiene di aver imparato a cercare la via dell’eccellenza lavorando nel silenzio. “Solo a cose fatte – dice – bisogna ahimè dialogare con la politica o esponenti delle diverse categorie. C’è un sistema di cose che oramai ci vuole tenere a distanza, ha paura della crescita e delle buone idee degli altri e per questo cerca e genera mediocrità boicottando quasi sempre i progetti sani”.

Anche Francesco e Linda sono stati folgorati dalle sensazioni regalateci dal lavoro, dalle opere e da quest’altra piacevolissima conversazione con imprenditori del sud.

Più tardi incontriamo Andrea Montinari all’Eos Hotel di Lecce. Il sui progetti, la catena Vestas Hotel e l’associazione Idea-design&affini, mi persuadevano della possibilità di trovare forti sintonie con la nostra associazione per il Nuovo Rinascimento. Andrea era entusiasta di conoscere Francesco ed ha compreso ed apprezzato la visione del progetto “Impronte Rinascimentali”. Anche lui ha dimostrato amore e passione per la sua idea di accoglienza e di design che esprime nei sui alberghi e negli oggetti d’arredo che lui stesso talvolta realizza.

Abbiamo pranzato nel centro storico di Lecce. Ciceri e tria hanno colpito ancora, ma anche il pane, il negroamaro e l’ospitalità.

Subito dopo, a stomaco pieno ma a cuor leggero, ci siamo diretti al Cetma, centro di ricerca di eccellenza nel panorama europeo. Abbiamo incontrato il direttore ingegner Barone ed il dirigente Orazio Manni. Le prospettive di affiancare la ricerca scientifica e tecnologica alle attività di The Renaissance Link, sono tanto sottili quanto prodigiose. La visita nei vari reparti dove ci venivano presentati gli ultimi brevetti su prodotti, tecnologie, materiali e design si è completata con una piacevole e interessantissima conversazione.

Successivamente ci aspettava un incontro al quale tenevo particolarmente: l’incontro con alcuni dei miei collaboratori e soci. Ma di questo vi parlerò nel prossimo post, perché merita uno spazio a sé.

Cena vicino Porta Rudiae a base di primitivo e negroamaro. Erano con noi anche Silvia e Sara. Latticini, sagne e turcinieddhi hanno deliziato il palato. Dialoghi su comunicazione, didattica, filosofia, Africa e Sud, hanno deliziato le nostre orecchie. Le nostre biografie si sono distese in un momento di felicità.

La mattina colazione sotto la tettoia a base di un ottimo caffè accompagnato dai nostri pasticciotti.

Ci attendeva l’ultimo incontro quello con l’editore Alessandro Laterza. Anche lui un amico illuminato. Aperitivo al sul corso Vittorio Emanuele di Bari con tavolino a metà tra il marciapiede esterno e l’interno del bar. Era con noi anche Ettore Chiurazzi di Carucci&Churazzi. Due bottiglie di buon vino bianco hanno riscaldato i nostri dialoghi, ma ancora di più ha fatto l’amabile simpatia, intelligenza e convivialità di Alessandro. Molti sono stati i temi di straordinario interesse che abbiamo toccato. Ma c’è una cosa che mi ha sconvolto un po’, forse l’unica cosa negativa uscita dalle labbra di Alessandro. Il suo timore che il Sud non c’è la faccia. “Forse la Puglia ce la fa. Bari credo di si, ma Lecce forse no.” Mi guardava fisso. Poi ho sentito su di me anche gli occhi affettuosi di Linda e di Francesco, poi quelli di Ettore. Poco prima in macchina raccontavo a Francesco e Linda alcune delle difficoltà del sud e di una città come Lecce. Dei continui ostacoli posti alle energie sane, creative ed intelligenti. Di un sistema di cose che oramai non è più solo politico, ma che entra con la sua ottusità oramai anche nelle più piccole relazioni. Dell’invidia che orienta l’esclusione sistemica del talento e del merito. Con i loro sguardi mi sentivo malato, bisognoso di cure. Compatito. E’ vero Lecce è anche questo. Lo so bene perché da sempre schivo le macerie delle mie stesse idee polverizzate dall’ignoranza, dall’invidia. Schivo le macerie e proseguo per ricostruire, per trovare nuove strade. Un sforzo enorme. Lavorare bene qui è l’arte dell’impossibile. Ed io, pazzo e forse già un po’ contagiato, mi rialzo e ci provo ancora. Lo so bene che è così, ma detto dalla prospettiva di Alessandro – non lo nascondo – mi ha fatto un effetto paralizzante.

In macchina, al ritorno, ho anche visto scendere qualche lacrima per questo. Frutto della speranza e del dolore faticoso e pungente di 17 anni di progetti imprenditoriali tutti pensati per fare la mia piccola parte per questo lembo di terra.

Francesco e Linda hanno passato l’ultima notte in Puglia alla Masseria Cimino, immersi negli ulivi secolari, tra muretti bianchi seduti su reliquie messapiche. Una pausa ideale per metabolizzare nel modo più naturale possibile il frutto delle nostre meravigliose conversazioni mediterranee.

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Spegnete il cellulare…arriva Francesco

Giovedì, Settembre 24th, 2009

silenzio.jpgOggi viene in Puglia Francesco Morace. Sarà mio ospite in masseria fino a domenica. Abbiamo organizzato insieme un bel tour di incontri per a fare insieme quelle che lui chiama “conversazioni strategiche” con alcuni leader dell’imprenditoria locale. Parleremo soprattutto del progetto The Renaissnace Link (www.therenaissancelink.com).

Pensavo che scherzasse la prima volta che me lo disse a Milano: Francesco non usa il cellulare. Un guru delle tendenze sociali, di costume, moda e design. Un giornalista ed imprenditore che vive a Milano e che gira il mondo…non usa il cellulare.

“All’arrivo all’aeroporto vedrai che non ci saranno problemi. Se ne può benissimo fare a meno del cellulare”. Poi via mail mi ha scritto: “allora non hai letto ancora il mio libro “Società felici”? …ti mando l’ultimo paragrafo”…

E così che ho deciso di farti questo regalo: leggi anche tu ciò che Francesco Morace pensa sull’uso del cellulare…:

Dall’interferenza connettiva alle risorse dell’attenzione. Valorizzare gli intervalli per una esperienza integrale.

 Il telefono cellulare è come l’orologio. Promette libertà ma in realtà vi sottomette impietosamente a vincoli esterni. Ma l’orologio si salva perché ha qualcosa di impersonale e d’imperturbabilmente regolare. Il cellulare invece si perde e ci vede perduti, perché nel suo uso dipende da persone particolari e da esse vi fa dipendere, in maniera aleatoria, in funzione dei loro capricci e delle loro necessità. Accoglie l’emergenza arbitraria di singolarità che vengono bruscamente a interferire con le vostre attività, con i vostri pensieri, i vostri luoghi, che non hanno nella maggior parte dei casi niente a che vedere con loro, e che non bisognerebbe tollerare. Voi direte che è il principio stesso del telefono: all’improvviso, irruzione di chiunque, forma molto speciale di brutalità nelle relazioni umane. Ma con il telefono fisso, malgrado tutto, si gestisce il luogo della casa, dell’ufficio, una attività contestualizzata, da cui ci si può assentare, e poi comunque la relazione rimane ancorata ad un luogo. Da cui all’occorrenza è possibile sfuggire. E’ dal proprio corpo, che non si può sfuggire. Queste fughe, il telefono portatile cerca di impedirle. Certo, una serie di astuzie permette in alcuni casi di evitare questa irruzione permanente di voci inattese ovunque e da chiunque, nella vostra esperienza vitale. Casella vocale, sms, interruzione di chiamata, e altre tattiche vi autorizzano a differire. Anche se ascoltare i messaggi, o decidere di non rispondere, crea comunque ansia e sensi di colpa, perché tradisce l’attesa di comunicazione, da parte dell’altro. Perché il principio di base, la ragion d’essere del portatile, il suo orizzonte implicito, è la connessione permanente, no-stop, illimitata, notte e giorno.

Se a questo aggiungiamo che nella società dell’informazione la risorsa più rara per i fornitori di qualsiasi prodotto si dimostra l’attenzione degli altri, è facile comprendere quanto il mito dell’onnipresenza e onnipotenza comunicativa sorretto dalla telefonia cellulare, o il modello della flessibilità, rischino in realtà di minare alle fondamenta la possibilità di attenzione da parte nostra e degli altri. Non c’è nulla di più seducente dell’intenzione segreta, del senso silenzioso, che propongono una densità e uno spessore dell’esperienza che rischiamo di perdere definitivamente. Segreto e silenzio che nutrono il desiderio, e l’intenzione di cui andiamo in cerca e che sempre più ci sfugge, se inquadrato nella sola prospettiva della comunicazione e del consumo permanente. E’ esattamente in questo passaggio che diventiamo consumatori latenti, individui alla ricerca di un desiderio che va al di là dell’esposizione al consumo e alla comunicazione. Individui che disperatamente cercano di sfuggire all’impazienza e all’ansia.

Non a caso l’impazienza e l’ansia si dimostrano i primi effetti devastanti di una società incatenata al sogno della reperibilità permanente. Inoltre riempire tutti i momenti vuoti e lenti significa sopprimere ogni intervallo per lo sviluppo della creatività, di un pensare libero e senza finalità precise. D’altro canto l’irrequietezza si dimostra la gemella siamese della flessibilità.

Si potrebbe concludere che quando si vive per istanti si rischia che ogni istante sia costantemente sul punto di essere sostituito dall’istante seguente: possiamo affermare che molte esperienze umane assumono invece significato solo all’interno di una prospettiva che contempla la durata. O addirittura la ripetizione rituale, come abbiamo visto nel capitolo dedicato agli spazi dello scambio.

I percorsi davvero nuovi che segnano e segneranno l’esistenza prossima ventura, seguono invece il profondo carattere dell’universo soft, che vede il prevalere del software sull’hardware, del softech sull’hightech, del comfort sulla performance, dello slow sul fast, dell’intervallo sulla connessione permanente.

Per Platone il rapporto con la verità è la ricerca di una misura, per permettere al soggetto di desiderare, senza però impazzire a causa dei propri desideri smisurati. Questo è il rischio che corriamo, accettando acriticamente il nostro modello di sviluppo e di esistenza, che tende ad allontanare da una esperienza integrale, ricca, gratificante. L’integralismo della visione performativa, che rimuove l’assenza e l’intervallo, anche nella comunicazione, allontana dal valore integrale, che oggi invece viene da più parti inseguito.

E’ nella prospettiva dell’integralità che l’intervallo diviene sensibile, che l’assenza si converte in presenza, come quando i tempi morti in tv venivano convertiti in cartoline di paesaggi diventati memorabili proprio come: l’Intervallo.

 

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The Renaissance Link

Lunedì, Giugno 29th, 2009

reinessence.gifDomani 30 giugno alla Triennale di Milano, l’associazione The Reinessence Link, si presenta al pubblico in occasione della sua prima assemblea. Io, in quanto socio, ci sarò. Se anche tu sei a Milano o ti va di fare un salto, sappi che l’assemblea è aperta e tu sarai ospite molto gradito.


Vi riporto qui giù la nota (pubblicata sul sito dell’associazione) con cui festeggio l’ìapertura dei lavori…..

…Oltrelinea (www.oltrelinea.eu) è l’ultimo osservatorio costruito a mani nude in cui, dopo quasi vent’anni di esperienza nella comunicazione, cerco di far fermentare un futuro credibile e sostenibile insieme a tutti coloro che credono nella condivisione. Così, un giorno nel deserto ho trovato l’acqua e, dissetato, ho cominciato a ricordare le mie radici e a recuperare la memoria della potenza dell’identità mediterranea. Ho iniziato a scavare di più, stanco di guardare in superficie i modelli americani ed anglosassoni in cui crescita equivale a profitto, marketing-conquista e comunicare-persuadere.Ho scoperto che le rughe del Sud ancora nascondono il tesoro che invano cerca il mondo. Scavando ancora, nella ricerca estetica e sensoriale, ho festeggiato l’incontro tra il mio inconscio e quello collettivo. Ed è lì che sempre più consapevolmente coltivo gli stimoli creativi. Qui fondo il mio giovane ed antico laboratorio del “Comunicare Mediterraneo”. I nuovi stili di vita e i nuovi modelli di crescita per persone, imprese e nazioni hanno un cuore antico: la saggezza del mediterraneo, l’umanesimo del sud del mondo e l’ingegno italiano. I nuovi media oggi creano presupposti per una nuova socialità che, indirizzata al bene comune, sarà capace di generare futuri impensabili solo qualche anno fa.Nel mio osservatorio entrano fiumi sempre più generosi e portatori di acqua sempre più cristallina. Segno che il Rinascimento non è solo possibile, ma in pieno fermento. Uno di questi fiumi è The Reneissence Link ed io sono pronto a bere, ma soprattutto a lasciare la mie mura per portare la mia acqua.

Ci sono esperienze che aprono orizzonti. Nessuno di noi può sapere con anticipo quali saranno. Per questo conviene continuare a sperimentare ed esplorare aprendo le porte delle percezioni.” S.P.

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