Forza, consumiamo!
Domenica, Settembre 20th, 2009
Continua da… Forza, produciamo!
E adesso Pubblicitààà!
Già la pubblicità, quell’area creativa e comunicativa del marketing a cui si chiede di avvicinare il pubblico, informarlo, sedurlo, persuaderlo dell’”utilità” di un prodotto. La comunicazione è uno dei miei amori professionali e personali, ma vederla continuamente confusa e relegata alla pubblicità mi intristisce. Oggi più che mai, oggi che la pubblicità al servizio del marketing manifesta tutte le sue responsabilità degli effetti,sull’ambiente e sulle persone, del consumismo e dell’iperproduzione.
Il marketing, in un contesto sociale come quello odierno, fa fatica a indossare le infinite tute mimetiche a disposizione. Ma non prova imbarazzo perché ormai abbiamo tutti il cervello fritto e continuiamo a credere che ci sia del vero quando sentiamo parlare di marketing relazionale, conversazionale, estetico, filantropico, sociale, verde o addirittura etico. Il marketing è marketing e la sua camaleonticità è semplicemente l’arma del guerriero che ha però ben altri obiettivi: il profitto per chi ingaggia il mercenario marketing e il consumo per chi gli crede. Fatte le strategie, i conti e i piani poi il marketing manda in prima linea la pubblicità, con le sue armi seducenti.
Oggi, nel pieno di una economia della scarsità e del ridimensionamento dei bisogni, la pubblicità alza il tiro e ci dice che dobbiamo consumare di più, che comprando il “consumatore” aiuterà la produzione e quindi la ripresa per tutti. E’ questo il paradosso: oggi non è la produzione che si assume un ruolo costruttivo verso i consumatori ma il contrario. Allo stesso modo non è più il marketing che soddisfa le esigenze delle persone, ma sono le persone a dover soddisfare i capricci del marketing.
Max Weber (tra l’altro promotore di questo tipo di modernità) diceva: “dove il mercato è abbandonato alla sua referenzialità, esso conosce soltanto la dignità della cosa e non della persona, non doveri di fratellanza o di pietà, non relazioni umane originarie di cui le comunità personali sono portatrici”.
L’Italia poi cosa fa in tutto questo? Come risponde la politica ed il governo alle richieste di ulteriori arricchimenti delle multinazionali e delle banche? Beh, sostiene ed intensifica il paradosso. Ecco cosa il nostro Primo Ministro cominciò a dire all’inizio della crisi finanziaria mondiale…
“I consumatori oggi sono gli arbitri della situazione. Per le banche e le imprese non cambia nulla ma se le famiglie cambiano i loro stili di vita e si fanno prendere dall’atmosfera di catastrofe diffusa dalla sinistra e dai loro giornali, allora si ridurranno i consumi e veramente ci sarà la crisi”.
Silvio Berlusconi durante un comizio a Montesilvano (23 nov. 2008) torna a chiedere fiducia e ottimismo: “La profondità della crisi sarà determinata dai cittadini”, osserva il premier.
Questo è ciò che ci dobbiamo sentir dire: Forza consumate! Cosa aspettate? E intanto il mondo diventa sempre più una spazzatura, aumentano i poveri, e tu ed io viviamo sempre peggio, senza un futuro, una prospettiva.
Il termine stesso “consumatore” è frutto dell’ideologia del marketing.
Riporto qui un pezzo di post tratto al blog di Beppe Grillo…
“Ho comprato due lavatrici, tre frigoriferi e uno schermo al plasma. Ingombrano un po’, ma non potevo ignorare l’appello di Testa d’Asfalto dall’Abruzzo. La colpa della recessione è di chi non consuma. Dei finti disoccupati. Le aziende non producono e la Fiat ha i piazzali pieni di auto. E’ una legge di natura. Se non compri, azienda chiude.Italiani, tirate fuori i soldi dal materasso, siete peggio di un genovese. Pensate a quell’uomo. A ciò che ha dovuto patire per il nostro Paese divenuto di sua proprietà. Alle sue ville in Sardegna. Ai suoi mille e mille miliardi. I danèe li ha meritati. Lo sapete, è ricco sfondato grazie a voi. Con il meccanismo dei soldi comunicanti. La pubblicità è il pizzo che pagate su ogni acquisto. Quando comprate una merendina o una scatola di pomodori finanziate Mediaset. La pubblicità fa parte del prezzo del prodotto e la pagate tutti i giorni. Quando voi consumate, lui incassa.”…continua qui se vuoi…
L’impresa deve cambiare atteggiamento, assumersi un nuovo ruolo, più responsabile. E la politica deve saper orientare nuovi modelli non spingere quello attuale che è da tempo già al capolinea.
Dobbiamo difendere lo spazio del pensiero perché anche quello viene minato dalla pressione della mercificazione. Dobbiamo lascar libero uno spazio per noi, per l’uomo. Per rigenerare un rapporto leso tra noi e noi stessi, tra noi e gli altri, tra noi e la natura.
Questo è il terreno della comunicazione vera, quella pura, sensibile e costruttiva. La pubblicità intesa come quella che è oggi, non potrà abitare nella comunicazione che io intendo.
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