Lavoro libero per tutti
Mercoledì, Aprile 14th, 2010A quanto pare, negli ultimi decenni, ci siamo allontanati un bel po’ da un significato “alto” della parola “lavoro”. Ma i tempi sono maturi per fare un grande salto realmente evolutivo nella direzione di una vita lavorativa individualmente e collettivamente più etica e felice. Per la stragrande maggioranza di noi lavorare oggi vuol dire ancora semplicemente procurarsi danaro per vivere o sopravvivere. Già, perché senza danaro non si sopravvive nella società civile, nelle città ed oramai perfino nei piccoli centri. Abbiamo sostituito con la sorprendente “fungibilità” del danaro – che ricordiamo essere pezzi di carta (o numeri in un terminale) di proprietà di pochi e senza alcun valore intrinseco, nessuna corrispondenza a riserve concrete e quindi nessuna garanzia – le “monete di scambio” disponibili a tutti e dal valore inestimabile: fiducia, collaborazione, comunità, reciprocità, autoproduzione. Così, se abbiamo bisogno di qualcosa, abbiamo bisogno comunque di danaro. Chiedere sostegno o aiuto a qualcuno corrisponde a non mostrarsi forti e indipendenti o perfino a fare l’elemosina. Siamo slegati l’uno dall’altro. Il senso di solidarietà resiste ancora, ma di fatto ognuno ha i suoi conti, i suoi debiti e prima o poi ciò che prestiamo in danaro deve tornare in danaro. Se invece tornassimo a scambiarci prodotti (magari fatti da noi), abilità e disponibilità di tempo, saremmo molto meno schiavi del danaro. Dobbiamo però rinunciare molto al “fascino” del consumo, al bisogno di spesa, al brivido dello shopping. Diciamo di non avere tempo per dedicarci a coloro che amiamo, a ciò che realmente ci piacerebbe fare, a prenderci cura di noi, della nostra salute, dei nostri talenti, dei nostri sogni. Decidiamo di dedicare tutto il nostro tempo come investimento per un futuro migliore, quando quelle cose ce le potremo permettere. Eppure, andando avanti, chi ha un lavoro lavora sempre di più e probabilmente guadagna di meno. Ci sentiamo incastrati in equazioni che non funzionano: Lavoro-gratifica-qualitàdivita e lavoro-tempo-danaro. Chi ha un lavoro non ha tempo, ma se il tempo è danaro vuol dire quindi che se hai un lavoro non hai danaro? O forse che il tempo che non abbiamo non è quello che barattiamo col danaro? Oppure che il lavoro ci fa perdere tempo e danaro? La verità è che è sbagliato il presupposto, il tempo non è danaro: è spazio vitale. Ogni minuto che noi dedichiamo al nostro lavoro è un minuto della nostra storia, della nostra esistenza, del nostro progetto di vita, della nostra crescita intellettuale, manuale, emozionale. Ogni minuto dedicato al lavoro è uno spazio in cui ci si incontra con l’altro e si cerca la via comune per costruire insieme il prossimo pezzo di strada. Sebbene
(estratto dal manoscritto “comunicare mediterraneo” in fase di stesura, www.comunicaremediterraneo.it)
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