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Ancora noi della 3°A

Sabato, Febbraio 16th, 2008

Ciao ragazzi della 3°a del ITC Giulio Cesare di Bari. Eccoci qui. Con i vostri commenti mi avete tenuto compagnia tutta la settimana. Grazie per le bellissime parole. Sono felice di esservi piaciuto un po’, se non altro perchè mi siete piaciuti molto anche voi. Forse me per è più facile venire da fuori e fare la parte del prof eroe. Eppoi io ho una fortuna in più: sono venuto a parlarvi di comunicazione. E’ un mondo meraviglioso la comunicazione, ancora tutto da esplorare. Insieme abbiamo sperimentato quanto una buona comunicazione unisca le persone, con tutte le loro meravilgiose diversità. Ci siamo riusciti e l’abbiamo fatto insieme. Nessun eroe ma una squadra che ha scelto di fare un piccolo viaggio insieme, di giocare una partita e di vincerla. Nessuno sconfitto, al di fuori della paura. La paura di di non essere capiti, apprezzati e amati. Abbiamo scoperto che è più facile di quello che si pensi, ma sappiamo anche che deve essere voluto fortemente. Bisogna desiderare di essere capiti e soprattutto di capire chi abbiamo di fronte. Non ci dobbiamo arrendere ai primi ostacoli. Cì sono solo due cose da fare per riuscirci bene: ascoltare con tutti i sensi ed amare un po’ chi si ha di fronte. Sarebbe bello venire a sapere che siete stati voi ad usare questo benifico trucchetto per provare per primi a cominciare un rapporto così con gli altri vostri insegnanti, o magari con i vostri genitori quando qualcosina non va. Lo so che avete ragione anche voi perchè spetta agli insegnanti e ai genitori cominciare per primi e non arrendersi mai. Ma forse così è stato ma poi qualcosina è andato storto. Basta poco purtroppo. Ma anche con poco si può recuperare. E’ possibile ricominciare. E’ importante raggiungere questo traguardo: così ogni cosa che farete, ogni ora che passerete lì in classe potrà essere più divertente ed interessante. Anche le cose più pallose, più tecniche possono essere imparate meglio se tra di voi c’è un buon clima, fiducia, stima, affetto. Soprattutto siate esigenti, cercate di portar via più cose utili dalle esperienze, dalle conoscenze e dagli studi. Cominciamo noi (ora parlo come se fossi tra i vostri banchi) a cambiare questa scuola. Con armi nuove e potenti: l’amore e l’ascolto. E’ sul quel terreno che ogni esperienza non è più insipida o amara. Se vi va avremo modo di parlarne…anche perchè ciò che vorrei lasciarvi come ricordo è la convinzione che su una buona comunicazione si fondano i grandi miglioramenti, le opportunità più grandi, le grande opere dell’umanità. Al contrario sull’incomunicabilità si fondano incomprensioni, divisioni, odio, guerre, distruzioni.

Nel mio lavoro cerco di non dimenticare mai che la forza della comunicazione efficace (anche in pubblicità) si basa su quelle stesse regolette. Cerca di ascotare ed amare un po’ colui a cui ti rivolgi. Solo così conquisteremo la fiducia di chi vogliamo convincere di qualcosa.

Martedì ci vedremo ancora. Vorrei portarvi ancora un po’ in giro nel mondo della comunicazione interpersonale per poi mostrarvi come si può applicare quando si parla in pubblico o quando si realizza una campagna pubbilcitaria.

Mi raccomando, se avete qualche idea particolare o volete propormi di trattare qualche argomento speciale scrivetemi. Intanto epnsate a come investire 300€ in una “cosa” che possa avere a che fare con il nostro obiettivo: convincere che la scuola intorno a noi la possiamo cambiare.  Sono pazzo eh? Solo i pazzi cambiano il mondo, amici.

Francesco, mi dispiace per te ma il Lecce ha vinto…ma sono contento perchè anche il tuo Bari ce l’ha fatta. Tiè! Un saluto caloroso anche agli altri, Linda, Flavia & Flavia, Francesca & Francesca, l’altro Francesco, Michele, Maurizio, Gianni, Stefano e tutti gli altri….Annarita, Emanuele, Domenico e così via…

A martedì

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Dalle 2 alle 5

Venerdì, Dicembre 28th, 2007

Sono anni che la mia notte apre uno strano sipario dalle 2 alle 5.

Nel pieno del sonno e dei sogni giunge puntuale un invito. All’inizio facevo di tutto per non andare. Facevo finta di non sentire e restavo lì a dormire. Il letto, fino a quel momento complice ed alleato della mia stanchezza, cominciava a starmi stretto. Le coperte divenivano pesanti, tra le lenzuola sentivo migliaia di pieghe taglienti. Il cuscino era troppo caldo, insopportabile. I minuti sottratti al riposo mi mettevano in ansia. Come avrei fatto il giorno dopo se alle mie gambe fosse mancato il carburante necessario? Ma l’invito ad uscire dal sonno era pressante ed invadente. Devo dire che era allettante, un fluttuare di pensieri dai mille abiti. Uno spettacolo certamente ammaliante, ma non avevo tempo per queste cose. Il sonno ed il riposo prima di ogni cosa, prima di ogni battaglia. Provavo a resistere all’invito facendo finta di non vedere, di non sentire. L’invito divenne nel tempo più presente, tangibile. Cominciò a prendermi per mano. Talvolta provò a tirarmi letteralmente fuori dal letto. Ci riuscì, ma io non andai alla sua festa. Cercai un libro in cui nascondere la mia curiosità, l’insofferenza per quei momenti, il timore di non avere la giusta forza, resistenza e serenità per affrontare il mondo reale del giorno dopo. Ripresi anche a fumare in quei tentativi mal riusciti di recuperare padronanza di me. Il giorno dopo, le tre quattro ore di sonno sottratto alla mia notte erano una lama pronta a fendersi nei momenti più inaspettati.

Ho passato anni nel cercare un modo per affrontare l’invadenza delle feste dei miei pensieri. Ora che ho imparato ad ascoltare so di aver perso tante occasioni.

Ora per me, dalle 2 alle 5, la mia notte offre uno spettacolo a cui non intendo rinunciare. La mia battaglia ora è al contrario: cerco di non arrendermi al sonno. E così, quando l’invito arriva, io sono lì. Il mio letto è comodissimo, perfetta postazione per godere a pieno delle meraviglie che verranno. Il sipario si apre e cominciano a fiorire sempre nuove sceneggiature, nuovi attori, nuovi protagonisti. Scopro personaggi che nella vita reale mi sembravano così marginali ed insignificanti divenire invece la chiave della storia. Le persone che incontro tutti i giorni sono anche loro puntualmente lì. Forse anche loro hanno imparato ad accettare l’invito. Talvolta trovo persone che non mi aspetterei mai.

I colori non sono colori, la musica non è musica, i paesaggi non sono paesaggi. L’odore non è odore. Forme, suoni, immagini, profumi, sapori sono tutti lì piantati in una tavolozza fino a che non passa qualcuno capace di animarli. C’è sempre qualcuno di speciale in questi spettacoli. Qualcuno che ha una scia meravigliosa dietro sè, la scia di tutte le essenze possibilli di tutte le tavolozze possibili. E’ con lei che faccio l’amore stanotte. In mille modi faremo l’amore. C’è solo lei stanotte. Ora sono io che chiudo il sipario. Le chiedo di restare con me, sul mio palcoscenico senza spettatori fuori e con tutto il mondo dentro. Da qui si può tutto. Io e te possiamo tutto. Posso dirti ciò che la mia anima ti direbbe ogni istante. Posso toccarti come mai potrei nel giorno. Il tuo odore non ha confini. Sei il mio paesaggio ed io il tuo. Siamo la nostra musica. Per una notte d’amore.

Per una notte d’amore così starei sveglio per anni. La stanchezza e la tensione del giorno dopo ora lasciano il posto ad un tepore, ad uno stordimento che mi aiuta a restare ancora un po’ lì, nel sapore della notte appena trascorsa. E trovo nuove energie.

Dalle 2 alle 5, ogni notte ricevo un invito da una persona speciale. Ha il mio stesso nome, la mia età, le mie stesse sembianze. Ma ha qualcosa di straordinaramente diverso ed io lo voglio ascoltare. Accoglierò i suoi inviti perchè sono viaggi in un me che continua a stupirmi.

Quanto poco tempo passo com me stesso. Zero. Zero spaccato se non fosse per queste straordinarie ore dalle 2 alle 5.

Mi metto lì ed osservo stupito i miei pensieri bizzarri. Li ascolto, li assecondo. Con loro ce ne andiamo in giro ad incontrare la gente che amiamo, i nostri nemici. Stuzzichiamo e risvegliamo i nostri desideri. Non ci spaventa alzare una pietra lasciata lì anni fa. Non temiamo di dire “ti voglio bene”. Ce ne andiamo in giro con quella tavolozza e creiamo nuovi mondi, nuove idee, nuovi progetti. Poi, come al solito, mi porta da te. Aspetto quel momento per tutto il giorno. Per tutta la notte.

Ho imparato a sognare. Porto con me nella vita reale la tavolozza con maggior disinvoltura. Quante soluzioni, quante parole, quanti sguardi ho dipinto davvero con quella tavolozza. Grazie agli incontri straordinari dalle 2 alle 5.

E tu? Tu cosa fai stanotte dalle 2 alle 5?

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Oggi è tuo

Mercoledì, Dicembre 26th, 2007

Oggi è tuo.

L’intero giorno è tuo.
Ho rivisto quel torrente in forte pendenza.
Ma l’ho visto anche confondersi tra i laghi ed espandersi, rifiatare.
E poi rituffarsi giù velocemente.
Mi chiedo se anche tu in questo momento sei lì a guardarlo.
A sentirlo scivolare.

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