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Ai miei Collaboratori

E’ domenica… e penso a voi.

E’ mattina, fuori c’è il sole, Placido Domingo canta “je crois entendre ancore”, Sara mi infila un cappello verde in testa ed io sono qui, che penso a voi.

Penso a noi. Alla strada trascorsa insieme. Per qualcuno forse tutto è cominciato come una storia simile a tante altre, poi, forse, strada facendo, passo dopo passo, si è accorto che non aveva staccato un biglietto per un viaggio organizzato “all inclusive”, “soddisfatti o rimborsati”.

Si è accorto che la mappa del viaggio si srotolava giorno dopo giorno dalle sue stesse mani. Ha scoperto che la destinazione si faceva più nitida se si appostava personalmente in vedetta.

Il viaggio è stato duro finora. Alcune volte è stato quasi impossibile mantenere la rotta con il continuo cambiare dei venti. Insieme abbiamo superato prove che avrebbero affondato navi ben più corazzate della nostra. Abbiamo tenuto saldi i nervi ed anche le più forti tempeste sono passate senza deviare la nostra direzione.

Oggi, chi vi invitò a imbarcarvi, può finalmente dire senza riserve:

I miei compagni di viaggio sono i migliori. Ho conosciuto tante flotte, moltissimi equipaggi. Certo, ho visto all’opera persone di valore che avrei voluto assoldare. E’vero: alcune navi hanno percorso viaggi miracolosi, altre hanno raggiunto traguardi da far invidia. Ma io scommetto sui miei: sulla loro umiltà, sulla loro tenacia, sulla loro onestà.Noi insieme, forse, non abbiamo fatto né miracoli né opere grandiose. O forse abbiamo fatto anche di più? Abbiamo imparato ad apprendere dai nostri errori, migliorando pian piano il nostro modo di viaggiare. Così, mentre il mare è sempre più in tempesta, noi solchiamo il mare sempre più saldi e veloci. L’esperienza ci ha insegnato a non perdere la concentrazione soprattutto nei momenti di apparente tranquillità, poiché costituiscono solo una breve pausa alla tensione, ma mai una meta.”


L’orologiaio magico

 

Poiché par ovvio e palese a tutti che taluni ben conoscano l’orario di uscita, agli stessi ci delizia ricordare anche quello di entrata.

Da immemore tempo si stabilì, in per nulla concitata riunione, che l’anima operosa di tutti i valorosi fregiati dell’insegna “Comunicò”, si attivasse a mo’ di orologio svizzero alle ore 9.oo di mattina, tutte le mattine, escluse solo quelle del sabato e della domenica che restano a discrezione della coscienza individuale.

Di recente è la scoperta, frutto invece di più tumultuose riunioni, di poter financo stabilire un nuovo orario di entrata per la parte pomeridiana della vostra gloriosa giornata: ore 14.30, secondo più secondo meno.

Essendo il sottoscritto amante di strane virtù ed inspiegabili accadimenti approfitto per esternare la mia viva curiosità, assistendo a prodigi di tal fatta, nell’apprendere chi sia il vostro orologiaio che pare in grado di rallentare la corsa delle lancette all’apertura e velocizzarla all’uscita.

Restando in paziente attesa che un animo gentile sappia svelare tal mistero, vi saluto amabilmente ricordando che i tempi duri si affrontano restando rispettosamente uniti anche nella sincronia delle lancette.

La Direzione

Lecce, 28.01.04


Natale ComunicòCari collaboratori, anzi: cari Amici,
 
sono convinto che ciò che vi dirò non rovinerà le vostre vacanze, se poi rovina il natale questo mi dispiacerà molto meno.
 
Ieri mi è stato proposto di fare l’albero di natale negli studi di Comunicò.
La mia risposta non è stata positiva.
Sono convinto che è un desiderio naturale, semplice e lecito. Ma non tutto ciò che è lecito è utile.
Posso sbagliarmi, ma penso che questo vostro desiderio sia legato alla voglia di dimostrare l’affetto a tutti i vostri collaboratori o al semplice fatto di sentirvi come a casa qui alla Comunicò. Spero che sia questo o qualcosa di simile a voler un’albero di natale. Per questo potrebbe essere più facile dire sì (dai, festeggiamo tutti intorno all’albero!) ed è per questo che ritengo sia il caso di spiegarvi il “perchè  no”.
Eccomi qui, quindi, di domenica alle 23.00, a scrivere i motivi del mio “no all’albero”.
Non lo faccio a malincuore, anzi. Potrei dire semplicemente no a chi me lo chiede. Ma non è così che mando avanti le cose. Lo sapete: mi piace dire i perchè, pur sbagliati che siano.
Nessuno, qui alla Comunicò, (finchè ci sarò io) vi costringerà a votare un partito o a rispettare una credenza che non venga scelta da ciascuno di voi singolarmente. Nessuna bandiera, stendardo, icona o immagine che possa influenzarvi. Ciascuno deve essere libero di fare le proprie scelte a proprie spese (per questo meglio se sono scelte consapevoli) e di non vedersi costretto a subire quelle degli altri. Per questo non ritengo giusto usare ambienti “collettivi” nè per “infilare” forzatamente convinzioni non condivise, nè d’altra parte subirle.
Ciascuno a casa propria, poi, fa ciò che ritiene più opportuno.
Vi allego un file che forse mi aiuterà a trasferivi le mie motivazioni. Ovviamente io aspetto le vostre, o perlomeno quelle di chi ancora vorrebbe l’albero o di chi vuole semplicemente commentare.
 
Se poi all’albero sostituiamo una cena o una riunione in cui ci diciamo che ci vogliamo bene io vorrei essere il primo a dirvelo. Anzi vi dirò di più: cucinerò per voi!
 

Dicembre 2003

Stefano P.


CENTRALI RISCHI
Chiedimi qualcosa, dammi i tuoi dati, poi ti tronco lo sviluppo.

CRIF CR CRA SIA CTC EXPERIAN ASSILEA CERVED CAI: sono i nomi orrendi dietro i quali si mascherano alcune delle più clamorose ed esplosive ingiustizie contemporanee che condizionano pesantemente e a nostra insaputa la privacy, la dignità, la credibilità, la libertà d’acquisto.
Sono banche dati che archiviano e segnalano insoluti, ritardati pagamenti, protesti, fideiussioni, carichi debitori, ma anche rifiuti del tipo che se vi viene negato un prestito, per esempio per acquistare a rate una bici, o vi viene negato il rilascio di una carta di credito (che magari neanche voi avete chiesto) verrete iscritti nella centrale rischi e questo vi renderà impossibile chiedere per anni (magari per l’acquisto di un rene) un prestito a qualsiasi istituto finanziario. Anche solo ritirare la richiesta di prestito verrà considerato sospettoso e verrete comunque iscritti.
Ciò che è più grave è che sono assolutamente imprecise (errori telematici, digitali, di codice, umani e approssimazioni la fanno da padrone) e quando commettono un errore che “blocca” la vita di una persona diventano inarrivabili e per ottenere la cancellazione è necessario ricorrere ai migliori avvocati.

Queste “liste nere” sono redatte senza un controllo circa la rispondenza al vero delle informazioni contenute e senza accertarsi del consenso espresso dagli interessati.
Proprio per denunciare la scarsa trasparenza delle informazioni un imprenditore si era rivolto al Tribunale di Napoli.
L’uomo infatti si era visto rifiutare l’emissione di una carta di credito e la concessione di un prestito e scopre così di essere finito nell’elenco degli insolventi a causa di una rata non pagata. In realtà, si scopre poi, l’addebito mensile era stato saldato, ma l’adempimento non risultava per via di un errore tecnico relativo all’addebito automatico sul conto corrente. Senza contare che il finanziamento era da lui stato estinto anticipatamente!

Attenti alle richieste che firmate con leggerezza: dalla firma in poi si entra in un terno all’otto che può portarvi in un tunnell.

Un consiglio verificate che non siate iscritti sulle liste nere perché c’è mezza Italia lì e non fidatevi delle risposte: “a suo carico non sono iscritte segnalazioni pregiudizievoli”.

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