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In soffitta

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Si trova sempre molto di più di quello che si conserva. Questo è il mistero della mia soffitta. Il tempo passa apparentemente senza testimoni, senza tracce visibili. Poi un giorno provi interesse per ciò che è stato e scopri che la vita ritorna anche nel passato. In fondo un po’ tutta questa mia casa è una soffitta, ma a questo posto speciale affido le poche cose sfuggite alle guerre, ai terremoti e alle tempeste che credevo fossero venute a trovarmi.


Ritratto di Eugen Dragutescu

Eugen era un grande amico di mia madre. Grazie a lei ho avuto modo di conoscere molti artisti di fama nazionale ed internazionale. Eugen era proprio di casa. Nel 1976, durante una visita romana, passamo qualche ora a casa sua in piazza del popolo. Finito il pranzo feci il giro del tavolo, andai da mio padre e mi lasciai abbracciare. Eugen ci guardò e cominciò a disegnare…

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Qualcosa in più di Eugen…

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Liceo Classico Palmieri. 1984!
Già la malattia della comunicazione si impadroniva di me. Insieme ad un manipolo di amici-compagni di scuola, fondo il giornale dell’istituto. Irriverente ovviamente. Sebbene fossi rappresentante di classe e per un anno dell’intero istituto il desiderio di far parlare gli studenti (devo dire un po’ castrati all’epoca) mi spinse a realizzare “Obiettivo su”.

Partecipavo anche al Consiglio di Istituto costituito da rappresentanti degli studenti (io ed Alberto Sanasi in quel’occasione), da rappresentanti degli insegnanti e dei genitori ed ovviamente dal nostro massimo ispiratore degli scherzi più imbarazzanti: il Preside Tre. Ricordo che appena uscito il rpimo numero del giornale il Preside aprì l’ordine del giorno del Consiglio tirando fuori la copia e sbattendo i pugni sul tavolo. Fui personalmente incaricato di scorpire chi fosse a pubblicare il giornale.

Inutile dirvi che non fu facile trovare il colpevole…

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L’Ulivo
Come vede un ulivo un bambino di 12 anni?
Cos’è un ulivo per un bambino di 12 anni?

Fino a 17-18 anni ho disegnato tanto. Poi, pian piano, ho cominciato a sostituire il disegno manuale, con i ritagli fotografici e l’uso di parole grafiche.

Non ho più niente. Ho buttato tutto. Credo di sapere perchè ho scelto di conservare solo ed esclusivamente questo mio disegno del 1979.

Ma non sono qui per dirlo. Semplicemente, ora che lo guardo, capisco il perchè.

E’ un segreto che d’ora in poi custordiremo insieme, qui in soffitta.

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Ehi, Mister DJ!  Where are you?

I’m going away, brother. 

A 17 anni neanche compiuti ero già il primo resident DJ dell’allora più importante discoteca della provincia: il Mirage. Nell’86 inaugurai insieme a Murizio Macrì, Dario Lotti, Ilio Guerreri e Max Persano il Malè di Santa Cesarea Terme. Nell’89 smisi di mettere dischi. Ricordo che mi piaceva molto far ballare la gente. Dopo pochi minuti entravo subito in sintonia con le persone che animavano la pista, e davo loro il ritmo di cui avevano bisogno. Cercavo di farlo però mantenendo integra e originale la mia proposta musicale molto personale. Ogni volta era diverso. Nessuna notte era uguale all’altra. Sento ancora i brividi quando penso alla sensazione delle mie mani sul vinile mentre lo preparo sul Tecnchincs 1200.Anche di quel periodo ho conservato poco, solo qualche cassetta master. Ecco un mio gadget: uno sticker dell’epoca.

Mi viene da sorridere a guardarlo. Mi sembra far parte di un’altra vita…come tante altre cose d’altronde…

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Il Vecchio Aranceto

Nell’89 cominciai a occuparmi di pubbliche relazioni quasi a tempo pieno. Avviamente studiavo e tutto il resto: amici, sport, qualche viaggio e la fidanzatina. Ma la notte ed il mondo dei locali li respiravo già da tempo. Gestii anche qualche stagione invernale di discoteche come il Vertigo e il mitico X. Ma dell’89 l’eperienza più entusiasmante che ricordo è la stagione del Vecchio Aranceto. Un piano bar appena aperto a Strudà dalla madre della mia amica Antonella. Ricordo che mi chiamò per dirmi: “Guarda come è bello! Peccato che non viene gente”. Le proposi di avviare una serie di serate con artisti e musicisti particolari. Il locale era davvero suggestivo, molto sobrio ma caldo e raffinato. Pensai avesse bisogno di una smossa. Decisi di giocare sul contrasto: formalità ed eleganza del locale, del servizio e dell’accoglienza e grande calore dei musicisti e informalità nel modo di stare da parte della gente. Per questo ingaggiai Antonio Da Costa che venne così a Lecce per la prima volta. La gente, molto elegante e selezionata, era abilitata anche a ballare sui tavoli. La parola d’ordine era: casinooo! Partì così la lunga e fortunata serie de “Il Venerdì del Vecchio Aranceto”. La gente che non riusciva ad entare gremiva la piazza prospiciente.Durante le serate veniva distribuito a i tavoli un giornaletto demenziale dal nome ” Nonsonmenù”…

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Le scarpette al chiodo le ho riposte da pochissimo: a 40 anni. 40 anni in cui ho amato il calcio giocato e mai quello “parlato” o peggio “tifato”. Centravanti. Già, il 9 sulla maglietta l’ho sempre portato con orgoglio e con determinazione. Ho dato fastidio a molti portieri e difensori. Entrai nella Primavera del Lecce nel gennaio del 1986 e ne uscii dopo pochi mesi. Fu l’anno in cui il Lecce andò in serie A per la prima volta nella storia. Non fu la malattia all’occhio a fermarmi. Decisi di lasciare perchè 3 ore di allenamento al giorno non le reggevo più: io volevo studiare all’università.La scelta fu facile e consapevole. Sapevo che non sarei mai diventato un campione e soprattutto volevo far altro. Avevo altre idee.

Guradatele quanto sono belle le mitiche Pantofola d’oro. Sento quasi l’odore…. della pelle intendo!

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Oasi 1991

Esperienza unica ed indimenticabile. Insieme ad alcuni amici, compresi 2 tra i primi albanesi del famoso sbarco del 91, metto su l’Oasi. Una baia meravigliosa vicino a Gallipoli diventa il luogo cult dove trascorrere giornate al mare insieme a bella gente, buona musica e cibo speciale. Il primo stabilimento in stile africano. Il primo ad offrire intrattenimento 24su24. La prima Oasi del Salento. Da lì in poi si sono susseguiti malcelati tentativi di emulazione e replica.In poche settimane diventò la location di servizi di moda e film. E’ una della cose che ho fatto che più mi è rimasta nel cuore.

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