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Un’idea di me

Stefano Petrucci

stefanopetrucci_.jpgI tratti somatici non esattamente “meridionali”, tradiscono la svogliatezza della cicogna che mi lasciò cadere a metà percorso.  Fu così che 45 anni fa, capitai per caso da queste parti, e da qui, complice il clima non andai più via.20 anni fa mi sono imbattuto in una fidanzata “sicula”, Silvia, che da 14 è mia moglie e da 10 la mamma di una bimba meravigliosa, Sara. E’ con loro che amo trascorrere tutto il tempo libero che ho. Lavoro da quando avevo 17 anni ed ancora studiavo al Classico Palmieri. A proposito se cercate ancora lo sfrontato fondatore di “obiettivo su…”, il giornale sopra le righe dell’Istituto, fino a poco fa ancora in voga, ora posso confessare. Dall’86 al ‘91, ebbi la fortuna di poter curare con successo le Relazioni Esterne per conto di aziende del settore turistico, dell’intrattenimento e tempo libero. Per 5 anni ho fatto il DJ e mi pagavano bene per far ballare la gente, per 5 altri anni ho gestito piano bar, discoteche e stabilimenti balneari. Bei tempi quelli, era tutto più facile: guadagnavo tanto divertendomi. Già da allora mi facevo promotore dell’Organizzazione di eventi: rassegne, mostre-mercato, convegni, concerti, spettacoli culturali, ecc.Contemporaneamente, dall’87 al ’92, partecipai alla realizzazione di Piani Commerciali per l’adeguamento delle reti distributive di numerosi Comuni per la provincia di Lecce. Mi occupavo principalmente dell’analisi socio-demografica, del reddito e dell’individuazione di opportunità distributive. A 19 anni, in coincidenza di uno scenario familiare in vena di novità, scelsi l’indipendenza.Con il lavoro mi pagavo gli studi, i vestiti, i viaggi e gli sfizi.Ho sempre amato scrivere, ed il vedermi pubblicati alcuni miei articoli (per fino su alcune riviste nazionali), mi incoraggiò a continuare.Non so quale sia l’origine della mia frenesia, ma so per certo che cominciai a divorare riviste specializzate e a girare l’Italia inseguendo tutti i convegni e seminari, tutte le fiere, tutte le occasioni di incontro con il mondo dell’impresa. Ero fortemente convinto di avere tante idee per creare opportunità di lavoro e di affari. In famiglia non ho mai avuto una guida in tal senso. I miei mi hanno insegnato tanto della vita, ma ciò che non mi potevano insegnare era proprio come “fare l’imprenditore”. Oggi so quanti errori ho pagato e pagherò per essere stato un imprenditore di prima generazione, ma so anche che, se una seconda generazione ci sarà, potrò consegnare il valore di un’esperienza di prima mano. L’entusiasmo e la voglia di fare facevano sì che mi interessassero molto i contenuti dei libri e un po’ meno i voti all’esame. A ottobre del 92 presi la laurea in Economia e Commercio alla facoltà di Bari. Pochi mesi dopo presi l’abilitazione a Dottore Commercialista. A proposito, dimentico sempre di ritirare i diplomi… forse sarà perché preferisco appendere altro per arredare gli ambienti dove lavoro.Nel 92, folgorato dai miei due amori (professionali eh!), l’organizzazione aziendale e la comunicazione, fondai TQManagement per la consulenza e l’implementazione di Sistemi di gestione per la Qualità, Comunicò come agenzia di comunicazione e Balocco Editore una piccola casa editrice che presto conquistò il palcoscenico nazionale. Ancor prima di laurearmi divenni delegato provinciale “AGE”, Associazione Giovani Emergenti. Ultimo scampolo di rampantismo anni 80. Ciò che ritenevo utile era incontrarsi con tanti miei coetanei così in gamba e pieni di idee, ciò che non trovavo buono era la totale assenza di una base di condivisione di valori culturali.Per questo nel 93 fondai “Progetto e VisionAssociazione per la Cooperazione e la Cultura di Impresa. Mi aiutarono in questo progetto più di 80 amici, in gamba e pieni di idee anche loro, ma con il desiderio di costruire le opportunità di collaborazione e business su un terreno di continuo confronto e arricchimento culturale. Con P&V abbiamo organizzato per 4 anni decine e decine di convegni, seminari e workshop. L’associazione era interdisciplinare (una novità all’epoca), cioè metteva insieme competenze diverse ma tutte inerenti la sfera aziendale. Per questo esistevano i GR (gruppi di ricerca) specializzati (es., Management, Qualità, Finanza, Marketing, Comunicazione, Creatività, Tecnologie, Vendite, Turismo, Legale, ecc..) che si univano per produrre studi e ricerche da presentare all’interno e all’esterno dell’Associazione. Credo sia stata questa la mia prima vera scuola per l’imprenditoria, per me e sono sicuro per molti altri. Qui ho avviato e consolidato la convinzione che è la cultura della cooperazione il vero acceleratore dell’innovazione, fonte di opportunità concrete. Qui ho sperimentato con successo i risultati di un concetto a me molto caro: quello di “leadership diffusa” su tutti i livelli delle organizzazioni.L’attività associativa mi impegnava molto, ma riuscivo anche a trovare il tempo per far crescere, pian piano, le 3 attività appena avviate.Con TQM nell’aprile del 93 portai in Puglia, con l’attuale vicepresidente APCO, i temi della Qualità in 3 convegni, uno a Bari, uno a Lecce (presso Assindustria), uno a Casarano. Ci fu molto seguito ed interesse, ma era un settore troppo innovativo. Solo nel 97-98 si svegliò, ma purtroppo a causa dei finanziamenti, che hanno pian piano contributo a svilirne le reali potenzialità. Procedeva meglio con la Comunicò e le produzioni editoriali.Nel 94 con Silvia e sua sorella Marilù apriamo a Catania Liotru, studio di comunicazione visiva, nel 95 con soci locali a Bari, Rumors, studio di grafica e Collage a Vasto (CH). Nel 97 apro a Bologna Comunicò srl.In ognuna di queste città, oltre alle attività di grafica e comunicazione veniva pubblicato il Balocco, un mensile free press di costume giovanile. Con la Balocco editore dal 95 al 97 ho editato anche due prodotti a tiratura nazionale Cineagenda annuario del cinema italiano (premiata dal Consiglio dei Ministri) e Datacomics, annuario del fumetto d’autore, a cui si legavano mostre nazionali itineranti di giovani autori emergenti. Altri titoli editati a livello nazionale: Microcomics, Cinesupplì e Rap l’ultima collana di fumetto che Jacovitti ci ha fatto l’onore di poter disegnare per noi. La passione per la formazione mi ha sempre accompagnato. Sono tanti infatti i corsi, master che ho avuto la fortuna di poter frequentare se non altro per il fatto che spesso ero io ad organizzarli. I più prestigiosi sono quello di SDA Bocconi su “media e new media marketing” e Ambrosetti Sviluppo su “Strategie di Impresa, Innovazione e Management” e SGRR su “Knowledge mangement”.Ma la formazione ho avuto anche la fortuna di farla. Dal 94 ad oggi, infatti, sono stato docente in numerosi corsi e alcuni master e nel 2007 ho avviato docenze universitarie presso la Lum Jean Monnet di Bari.  L’intervento più entusiasmante l’ho fatto in due giornate full immersion allo staff del Knowledge Management di Deloitte Legal (Milano). Dopo tanti anni di aula credo che la mia capacità più apprezzata sia quella del team builder. Creare gruppi compatti verso un obbiettivo ed attraverso una strategia condivisa e non solo ciò che mi piace fare di più, ma forse anche ciò mi viene meglio. Nel 2000 ottengo il Certificato CMC: Riconoscimento e Certificazione ad opera dell’ICMCI (International Council Management Consulting Institute), consulente senior Certificato CMC (IT0426-A) in Marketing e Comunicazione, Qualità e Formazione. Nello stesso anno mi associo all’APCO, Associazione Professionale di Consulenti di Direzione ed Organizzazione. Comunicò intanto, divenuta una realtà consolidata nel marketing e la comunicazione, cresce e nel 2001 si trasferisce in una sede nuova, più grande e più rappresentativa. Con quella sede non lanciamo il messaggio “siamo grandi e forti”, ma “vogliamo accogliere nuovi partners con cui crescere”. Infatti, cominciai a incontrare molti dei miei “colleghi concorrenti” per invitarli ad individuare una strada comune di crescita, quella che ci avrebbe visti uniti più che in competizione in uno scenario in cui chi resta piccolo (in dimensione e qualità) non ha futuro. Molti mi dissero che non era il momento, altri che non era facile. In realtà erano tutti molto diffidenti. Non erano partnership “ligth” che proponevo ma “strutturate”, impegnative e rischiose. Il mercato continuava a spingere l’organizzazione a crescere sempre più da tuttologa ed io insistevo invece a cercare la crescita attraverso la specializzazione. Nel sud, nel settore del marketing e della comunicazione, come in quasi tutti i servizi, il rischio è proprio quello di sapere fare tante cose e di farne raramente una ad alti livelli. Nel 2004 finalmente qualcuno ha rischiato con me in questa idea ed ho dato vita a vari spin off e quindi ad una filiera, costituita con “ex concorrenti”, di aziende che operano nel management, marketing e comunicazione. Ciò è avvenuto attraverso un mio modello di integrazione semplice sulla carta (modelli di analisi, matrici di competenze, piani, contratti, codici, ecc.), difficilissimo nei fatti. Non è stato difficile solo per i “non ordinari” sforzi finanziari, ma soprattutto per il continuo lavoro sull’integrazione (integrazione, non livellamento) culturale, dei sistemi e delle procedure, degli stili imprenditoriali, dei linguaggi, delle visioni strategiche, dei portafogli clienti, delle relazioni, degli strumenti e delle risorse umane. Non ultima la necessità di saper coniugare la crescita comune con la crescita della leadership di ciascuna delle persone coinvolte, nessuna esclusa. E’ questo forse il nodo di tutto, il fulcro dei timori che affronta chi decide di crescere insieme a qualcun altro: il dubbio di perdere leadership (all’interno e all’esterno), più che la presunzione di poter fare da soli. In queste dinamiche cooperative, insieme ad altri colleghi, ho dato vita ad altre attività via via più specializzate (D.cò, Sciroccomedia, Why.com, Dtaforma, Mito, SocialKey). Da tutto ciò nasce un altro gioiello: il Gruppo Oltrelinea. In circa 20 anni da imprenditore, questa credo che sia la cosa migliore che ho fatto fino ad oggi: mettere insieme persone che crescono professionalmente ed umanamente, giocando con serietà e lealtà minuto dopo minuto sui ogni progetto e su ogni singola idea. Questo crea la circolazione continua di idee, la magica esplosione di opportunità che derivano (non dalla somma, ma dalla moltiplicazione) delle differenti capacità, relazioni ed esperienze di ciascuno. Sono cresciuto nello sport, e dello sport amo la competizione sana, la disciplina e solo talvolta i virtuosismi.Gli sport individuali consentono di imparare a lavorare sempre su se stessi e a saper riconoscere chi è il tuo vero avversario che spesso non è quello che ti trovi di fronte, ma sei tu stesso. Gli sport collettivi ti insegnano le dinamiche, prima umane e poi tecniche, per saper raggiungere con l’aiuto di altri anche traguardi individuali. Con Oltrelinea diedi nome ed avvio ad un evento che presto si fece portavoce a livello nazionale di alcuni dei contenuti più innovativi nel campo della comunicazione: Ring, Grande Arena della Comunicazione”.  Nel 2007 sono riuscito con mille difficoltà a costituire la Sezione Comunicazione in Confindustria Lecce nella speranza che si potesse avviare un percorso di cooperazione nella filiera che innescasse un miglioramento qualitativo nel settore ed una maggiore capaicità di attrazione di investimenti anche extraterritoriali. Fin da subito i risultati, però, sono stati pessimi perché prevalevano interessi individuali e lotte concorrenziali. Nello stesso anno ho assunto la presidenza della Commissione Editoria e Comunicazione di Confindustria Puglia. Tra le tante progettualità avviate in seno alla Commissione particolare rilevanza assume “DIalogoi” il Distretto della Comunicazione anche perchè è il primo distretto della comunicazione in Italia. L’anima del distretto (che si intuisce anche dal nome) è legata al valore culturale, sociale ed economico della mediterraneità, come fonte di una nuova cultura della comunicazione. Anche qui, però, c’è ancora un forte gap tra questa visione e la reale comprensione. Nel 2009 insieme ad altri amici colleghi della Puglia ho partecipato alla fondazione e all’avvio di Cinemarca, il primo consorzio di product placement cinematografico in Italia. Un po’ prima però, nel 2008, cominciò a concretizzarsi un altro cambiamento determinante lungo il mio percorso personale, professionale ed imprenditoriale. Maturai non solo la consapevolezza ma anche l’urgenza di cambiare radicalmente la prospettiva e l’approccio del mio mestiere. Scoprì – alla luce della crisi del sistema di profitto occidentale e capitalistico – quanto il marketing e la comunicazione al suo servizio fossero complici del degrado economico, morale e culturale del primo decennio del 3° millennio. In quella primavera organizzai una giornata di riflessione con tutti i miei collaboratori. Da ciò si accelerò in me il viaggio alla scoperta di un nuovo ruolo che il pensiero del Sud, l’esperienza del mondo della comunicazione e le reti possono esprimere per generare nuovi modelli sociali ed economici più etici e sostenibili dal punto di vista sociale, ambientale ed economico. L’edizione di Ring del 2008 fu interamente dedicata a questa ricerca. Il viaggio è ancora in corso ed i frutti di queste prime e determinanti scoperte li ho raccolti in alcuni appunti che nel 2011 sono diventati un libro: Comunicare Mediterraneo. Un libro che ha conosciuto un suo meraviglioso predecessore: il Taccuino Mediterraneo, un taccuino realizzato manualmente con carta naturale e destinato a raccogliere i miei appunti che sono poi diventati libro.

Dal 2008 le difficoltà – all’interno delle mie strutture ed all’esterno – sono aumentate in quanto le distanze tra le mie prospettive e quelle della maggior parte delle persone che abitualmente mi circondano sono cresciute. Nel frattempo, però, mi sono potuto immergere in una serie di nuove realtà e quindi persone nuove, che invece sono molto sensibili e già operative in attività che vanno verso la mia nuova direzione. A fine 2009 ho deciso di staccarmi dalle attività operative e societarie delle mie aziende riservandomi solo il coordinamento del gruppo Oltrelinea. E’ vero, ho rinunciato allo stipendio ed altre opportunità di guadagno, ma ho riconquistato la mia vita, il mio tempo. Da allora cominciai a scrivere di mattina e “lavorare” di pomeriggio. Ho ripreso contatto con le attività manuali e a coltivare il mio piccolo orto. Ho scelto di riprendermi il mio tempo, quell’intimo e semplice godimento del tempo che già ho a disposizione e non più quello che forse avrei avuto continuando a scalare traguardi imprenditoriali, sociali o monetari. Ho scelto il presente, dedicandomi al quale sono certo che saprà donarmi anche un futuro più stabile e sereno. Un presente non da “consumare”, ma da vivere. Ho scelto la mia famiglia, mia moglie, mia figlia, i miei affetti. Ho scelto di avere il tempo di reimparare a selezionare e preparare con cura i cibi che metto a tavola. Ho scelto il tempo di costruirmi le cose di cui ho bisogno e di aggiustarle piuttosto che buttare, comprare e ri-buttare. Diffido delle cose che non posso aggiustare personalmente. Ora spendo pochissimo danaro per vivere e mi sento un bel po’ meno schiavo di questa “economia” nefasta. Cerco insomma di rallentare la corsa al massacro non solo dell’ambiente, ma anche del proprio animo, della propria esistenza: “La felicità svanisce nel momento in cui la si cerca. La felicità si gusta, non si insegue.”

Il libro Comunicare Mediterraneo, tra le varie mie pubblicazioni è certamente il contenitore più ampio delle cose in cui mi riconosco di più e sono davvero felice che da novembre 2011 sia divenuto il fondamento di una nuova “materia” all’interno dei master della scuola di alta formazione Aforisma: Il Management Mediterraneo, il quale dimostra che si può avviare un modello imprenditoriale e manageriale in cui il marketing e la comunicazione siano più etiche, sostenibili ed indirizzate a finalità comuni…e soprattutto che si possono modificare (in meglio) grazie alle attitudini, allo stile di vita e al pensiero del Sud. Se un rinascimento economico, sociale e morale ci sarà (ed io ne sono convinto) sarà frutto di un nuovo modo di intendere il “comunicare” e l’”educarsi”. Ecco perché dal 2009 si è riacceso un antico amore: la formazione. Uno dei frutti di questo mio rinnovato impegno è un grande progetto: le Accademie del Rinascimento Mediterraneo (germogliato in seno a  The Renaissance Link, associazione per il rinascimento italiano di cui sono socio). E’ proprio da Lecce che nel 2012 nasce una rete capillare nazionale di Accademie per una formazione neorinascimentale che possa innescare circoli virtuosi nel fare impresa, arte, cultura, agricoltura, turismo e così via.

Mi rendo conto che tra le righe di questo scritto continuano ad emergere parole e concetti legati alla professione e all’impresa. Eppure tutto ciò non evidenzia la realtà dei miei ultimi anni di vita, in cui la parola chiave è “espressione” e non certo economia, impresa e men che mai business. Già, libertà di essere, sentire ed esprimermi sempre più secondo la mia vera natura. Ed è forse per questo che da qualche tempo accade una particolare magia: incontro sempre più persone che percepiscono di me un’immagine molto vicina e quasi coincidente con ciò che mi sento (e forse sono) dentro. E non sarà un caso se queste persone (che continuano ad aumentare disvelandosi ai miei occhi) sono artisti, musicisti, amanti della terra, conoscitori del Salento e dei suoi spazi naturali. Sono giovani e meno giovani che rappresentano il vero humus del nuovo rinascimento che proprio qui nel Salento stanno attraendo in modo crescente energie, talenti e sensibilità da tutta Italia e da vari paesi europei. Persone che stanno scegliendo il Salento come luogo in cui esprimersi, vivere, rinascere. E’ con loro che mi sento a casa. Sono loro a “vedere” la mia anima con più facilità, senza pregiudizi, invidie e doppi fini. Con alcuni di loro, nel novembre 2011, ho fatto un viaggio unico, un viaggio lento, a piedi nel Salento. Io ero l’”ombra scrivente” del gruppo, a me spettava raccogliere in parole le contingenze del viaggio ed i suoi protagonisti. Ma non potevo sapere che esperienza meravigliosa avrei vissuto: un risveglio dal Sonno della Crisalide.

Dimenticavo, ora, oltre che agricoltore posso dire di essere anche “falegname-restauratore”: un mio amico, dopo aver visto alcuni mobili e porte da me realizzate, mi ha chiesto insistentemente di essere io l’autore delle porte della sua masseria in restaurazione. Ed è così che, per la prima volta, a 45 anni, ho accettato un lavoro da falegname! Questa cosa mi eccita…

La storia continua….

Le cose che non mi hanno cambiato

Le cose che mi hanno cambiato

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