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L’impresa conosce la lingua del Sud?

Autore Teto | 3 Marzo 2010

Ecco qui un articolo a mia firma, pubblicato su Gazzetta Economia di questa settimana… scarica qui l’articolo originale

 

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Confindustria invita il Sud ad aiutare il Sud.

Dall’album realizzato con le immagini e le idee venute fuori dal convegno “Il Sud aiuta il Sud”,  proviamo a tirare fuori la foto panoramica. Quello scatto insomma che racchiude l’essenza di ciò che è stato detto e che di fatto restituisce l’immagine del Sud. E’ una foto ancora macchiata, violentata dai dati del ritardo industriale, dalla lontananza dei servizi pubblici, dalla vicinanza del malaffare. Questa immagine non è nuova. Non è una visione che può aiutare il Sud ad aiutare il Sud. E’ solo una parte della realtà, quella più comunemente rappresentata negli ultimi centocinquant’anni di unità di Italia. Quell’immagine che inchioda ogni meravigliosa e possibile utopia per il Sud. Un immagine che stride con il video di apertura che raccontava di un Sud dalle bellezze naturali inestimabili, ricco di arte, storia, talenti e di grandi uomini.

Il Sud sta maturando davvero un suo progetto di vita, un progetto culturale, sociale e di impresa. Il dibattito si allarga giorno dopo giorno, visitando i luoghi del pensare e quelli del fare quotidiano. La politica e la grande impresa ancora non possono captare bene questi segnali. Chi va troppo veloce e cerca di inseguire qualcun altro, non può sentire lo scoppiettio di questo focolare. Ma presto ci sarà una voce più chiara che potrà aggiungersi ai dibattiti come quello tenutosi venerdì al Petruzzelli di Bari. Probabilmente sarà l’ospite d’onore: sarà il Sud che ci dirà come il Sud può aiutare il Sud. Innanzitutto essendo Sud e non Nord, un Sud che si completerà con il Nord e che completerà il Nord. In un gioco di compenetrazione identitaria che non può essere sovrapposizione o peggio imposizione. Il titolo del centenario di Confindustria “Il Sud aiuta il Sud” è il segno che anche il l’imprenditoria italiana, quella che ha sbalordito il mondo nel ventennio del dopo guerra, crede che il Sud debba rialzarsi con le proprie forze. E siamo d’accordo, soprattutto se con forze proprie intendiamo dire: peculiarità, attitudini, risorse, capacità, pensiero e modelli propri. Se intendiamo invece fare riferimento alle sole forze finanziarie, allora diventa legittimo il pensare che siamo ancora ad uno stadio molto primitivo del dibattito. Uno stadio, tra l’altro, viziato dalla falsa credenza che il Sud abbia sempre sottratto risorse al Nord. Non a caso si è parlato anche di federalismo e Alessandro Laterza – presidente di Confindustria Bari – ha giustamente dichiarato che “Il federalismo va benissimo se lo si intende come strumento. E’ un disastro se lo si considera un fine”. Il federalismo è una ulteriore difficile sfida che si impone al Sud, ed il Sud la saprà accettare con l’auspicio che però all’autonomia fiscale e finanziaria si accosti l’autonomia di pensiero.

E’ questo il punto, è questo il terreno del cambiamento culturale che il Sud saprà rigenerare stimolando, anche all’interno della nostra Confindustria, un dialogo, un confronto sui differenti modelli di impresa che il Sud può ispirare. Le crisi dei modelli economici e finanziari, fondati sulla crescita infinita e sulla globalizzazione, si superano solo con un cambio di paradigma. Una visione che fondi i suoi modelli sulla qualità di vita individuale e collettiva più che sui trend di fatturato. 

Il Sud è sole, non è ombra. Il Sud è caldo e calore. E’ intelligente e ricco di senso e di vita. Ha terre che offrono meraviglie per gli occhi ed i palati. Il Sud ha un suo tempo che non deve accordarsi alla falsa urgenza della sviluppo fine a se stesso. Il Sud ha un patrimonio di cultura e filosofia unico al  mondo che deve tornare ad illuminare le idee della politica, delle scuole, delle università e delle imprese. 

Confindustria, oggi apparentemente ancora un po’ al di fuori da queste ipotesi reali di modelli di sviluppo differenziato, sarà invece un grandissimo propulsore di una crescita intelligente e sostenibile che proprio dal Sud potrà essere ispirata. In questo percorso, il mondo della comunicazione di Confindustria potrà guidare la riscoperta, la condivisione e diffusione della vera lingua dell’impresa del Sud. Non a caso in Puglia è venuto alla luce il primo Distretto della Comunicazione in Italia.

 

Categoria: Articoli | 2 Commenti »

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2 Risposte a: “L’impresa conosce la lingua del Sud?”

  1. Patera Antonella scrive:
    15 Aprile 2010 ore 13:51

    E’ vero che il sud è ricco di cultura, di valori, di idee e creativita’,ma perche’ tutto questo e’ ben saldato nelle menti di pochi meridionali?Perchè molta gente tenta di scappare dalla sua terra dicendo che essa non offre nulla?Vittorio Bodini scriveva:”Lecce…è un modo per sfuggire al senso del vuoto che è alle spalle di questa estrema paura dove l’Europa ha termine e da cui ognuno coltiva segretamente un progetto di fuga e di effettiva avventura”.

  2. Teto scrive:
    15 Aprile 2010 ore 16:45

    Forse è proprio la paura?…la peggiore causa della nostra schiavitù. La paura di restare indietro, di non avere futuro. La paura che nasce da un’idea sbagliata di vivere, un idea che non è la nostra. Bellissime le parole di Bodini, Antonella…grazie

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