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3 giorni con Morace

Autore Teto | 27 Settembre 2009

ulivo-puglia-2.jpgQuesti giorni passati con Francesco Morace mi hanno restituito consapevolezza della mia identità e soprattutto del mio stato, del mio vivere e lavorare nel sud che non posso che rappresentare con un ulivo pugliese. Si mi sento così, sono così…come quest’ulivo, anche se con qualche centinaia di anni in meno.

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Giovedì 24 Francesco atterra a Bari con sua moglie Linda Gobbi, la donna con cui divide e moltiplica i sogni, il lavoro, il successo delle loro idee e soprattutto della loro conoscenza e sensibilità. L’idea era di rinforzare un’amicizia, di conoscerci meglio perché la visione che da poco condividiamo non può non passare attraverso lunghe conversazioni e convivialità. Francesco e Linda, entrambe sociologi, in realtà esprimono differenti sensibilità e per questo si completano a meraviglia. Lui visionario e lei ricercatrice sono un affascinante e stimolante connubio di intelligenza, cultura, semplicità.

L’arduo compito era anche quello di cominciare a diffondere il messaggio neo rinascimentale della nostra associazione The Renaissance Link qui nel sud, in Puglia. Il progetto denominato “Impronta Rinascimentale”, con il quale si sta costituendo un osservatorio di imprese di eccellenza che possano rispondere con creatività tutta italiana alla grande opportunità che offre la crisi, purtroppo non annovera ancora imprese del sud.

Il nostro quartier generale è stata la campagna salentina in cui è immersa una masseria, la mia oasi, la mia casa. Così tra una cena e l’altra, un pranzo e l’altro abbiamo incontrato solo pochissimi degli imprenditori che intendo pian piano avvicinare al progetto.

La prima visita l’abbiamo fatta a Nicola De Bartolomeo, costruttore di Bari e Presidente di Confindustria Puglia. Alla conversazione hanno partecipato anche Roberto De Donno ed Eleonora Dimola. La semplicità e simpatia di Nicola lì ha subito conquistati e lui si è lasciato facilmente conquistare da loro, dalle nostre idee e dal nostro progetto. La sua frase conclusiva è stata: “Allora, mi pare di capire che voi sociologi effettivamente potete aiutare le imprese ad orientarsi nel cambiamento. Non si finisce mai di imparare. Facciamo qualcosa, noi abbiamo bisogno di voi ma anche la politica ne ha bisogno. Abbiamo bisogno di riavvicinarci ai valori della famiglia, del lavoro appassionato, dell’etica.”

Subito dopo abbiamo incontrato Michele Laforgia promotore con Salvatore Matarrese del Distretto dell’Edilizia Sostenibile in Puglia. Grandi opportunità di sinergia sono nate in quanto il già illuminato progetto del distretto incontrava l’esperienza virtuosa di città sostenibili realizzata in Spagna, Brasile e Colombia dall’Istituto di ricerca Future Concept Lab di Francesco e Linda. La  sostenibilità è qui intesa come condizione per favorire un contesto in cui abitare restituisca dignità al quotidiano, all’uomo, alla famiglia e all’ambiente.

Cena sul Lungomare di Bari a base di pesce (che Francesco non gradisce tanto)…

La mattina successiva colazione con frullato di frutta fresca appena raccolta e prima tappa nel cuore della lavorazione della pietra leccese: Pimar di Giorgia Marrocco. All’incontro era presente anche Renzo Buttazzo, straordinario artista ed esempio del talento e della bottega artigianale. Renzo cura la direzione artistica del design delle nuove collezioni di Pimar con cui realizza anche alcune sue sculture che poi abitano gli spazi architettonici rigorosamente in pietra leccese. Ci ha raggiunti poi anche Raffaele Cazzetta produttore di olio nonché marito di Giorgia. Ho provato emozioni forti nel veder confermata la mia idea che l’identità salentina migliore può essere espressa a meraviglia da questa pietra così ingegnosamente e creativamente scolpita e che mette in luce, in forma estetica e materica, opere della nostra cultura, dei nostri talenti, del saper fare con amore e passione. Di un riscatto silenzioso e laborioso dal senso di isolamento che provano tutti gli imprenditori-eroi del sud, causato troppo spesso dalla ignorante gestione del vivere comune messa in atto da una classe dirigente e politica miope e arrogante. Da queste dinamiche viziose nasce poi l’incapacità di condividere un percorso di sviluppo di buon senso, piantato sulla cooperazione, sul merito e indirizzato ad una visione comune, positiva, capace di premiare le eccellenze, la creatività, l’etica, la passione sana. Quante opportunità perdiamo già solo per essere sempre più concentrati a far danno a qualcun altro piuttosto che partecipare lealmente ad un progetto comune che non potrebbe che far crescere tutti e magari renderci tutti semplicemente un po’ più felici? Siamo un’inspiegabile forma di stupidità. Stiamo così creando una forma di localismo che diventa loculismo (come dice Morace). Anche Raffaele, partendo dalla sua esperienza, dal rapporto quotidiano con l’olio, sostiene di aver imparato a cercare la via dell’eccellenza lavorando nel silenzio. “Solo a cose fatte – dice – bisogna ahimè dialogare con la politica o esponenti delle diverse categorie. C’è un sistema di cose che oramai ci vuole tenere a distanza, ha paura della crescita e delle buone idee degli altri e per questo cerca e genera mediocrità boicottando quasi sempre i progetti sani”.

Anche Francesco e Linda sono stati folgorati dalle sensazioni regalateci dal lavoro, dalle opere e da quest’altra piacevolissima conversazione con imprenditori del sud.

Più tardi incontriamo Andrea Montinari all’Eos Hotel di Lecce. Il sui progetti, la catena Vestas Hotel e l’associazione Idea-design&affini, mi persuadevano della possibilità di trovare forti sintonie con la nostra associazione per il Nuovo Rinascimento. Andrea era entusiasta di conoscere Francesco ed ha compreso ed apprezzato la visione del progetto “Impronte Rinascimentali”. Anche lui ha dimostrato amore e passione per la sua idea di accoglienza e di design che esprime nei sui alberghi e negli oggetti d’arredo che lui stesso talvolta realizza.

Abbiamo pranzato nel centro storico di Lecce. Ciceri e tria hanno colpito ancora, ma anche il pane, il negroamaro e l’ospitalità.

Subito dopo, a stomaco pieno ma a cuor leggero, ci siamo diretti al Cetma, centro di ricerca di eccellenza nel panorama europeo. Abbiamo incontrato il direttore ingegner Barone ed il dirigente Orazio Manni. Le prospettive di affiancare la ricerca scientifica e tecnologica alle attività di The Renaissance Link, sono tanto sottili quanto prodigiose. La visita nei vari reparti dove ci venivano presentati gli ultimi brevetti su prodotti, tecnologie, materiali e design si è completata con una piacevole e interessantissima conversazione.

Successivamente ci aspettava un incontro al quale tenevo particolarmente: l’incontro con alcuni dei miei collaboratori e soci. Ma di questo vi parlerò nel prossimo post, perché merita uno spazio a sé.

Cena vicino Porta Rudiae a base di primitivo e negroamaro. Erano con noi anche Silvia e Sara. Latticini, sagne e turcinieddhi hanno deliziato il palato. Dialoghi su comunicazione, didattica, filosofia, Africa e Sud, hanno deliziato le nostre orecchie. Le nostre biografie si sono distese in un momento di felicità.

La mattina colazione sotto la tettoia a base di un ottimo caffè accompagnato dai nostri pasticciotti.

Ci attendeva l’ultimo incontro quello con l’editore Alessandro Laterza. Anche lui un amico illuminato. Aperitivo al sul corso Vittorio Emanuele di Bari con tavolino a metà tra il marciapiede esterno e l’interno del bar. Era con noi anche Ettore Chiurazzi di Carucci&Churazzi. Due bottiglie di buon vino bianco hanno riscaldato i nostri dialoghi, ma ancora di più ha fatto l’amabile simpatia, intelligenza e convivialità di Alessandro. Molti sono stati i temi di straordinario interesse che abbiamo toccato. Ma c’è una cosa che mi ha sconvolto un po’, forse l’unica cosa negativa uscita dalle labbra di Alessandro. Il suo timore che il Sud non c’è la faccia. “Forse la Puglia ce la fa. Bari credo di si, ma Lecce forse no.” Mi guardava fisso. Poi ho sentito su di me anche gli occhi affettuosi di Linda e di Francesco, poi quelli di Ettore. Poco prima in macchina raccontavo a Francesco e Linda alcune delle difficoltà del sud e di una città come Lecce. Dei continui ostacoli posti alle energie sane, creative ed intelligenti. Di un sistema di cose che oramai non è più solo politico, ma che entra con la sua ottusità oramai anche nelle più piccole relazioni. Dell’invidia che orienta l’esclusione sistemica del talento e del merito. Con i loro sguardi mi sentivo malato, bisognoso di cure. Compatito. E’ vero Lecce è anche questo. Lo so bene perché da sempre schivo le macerie delle mie stesse idee polverizzate dall’ignoranza, dall’invidia. Schivo le macerie e proseguo per ricostruire, per trovare nuove strade. Un sforzo enorme. Lavorare bene qui è l’arte dell’impossibile. Ed io, pazzo e forse già un po’ contagiato, mi rialzo e ci provo ancora. Lo so bene che è così, ma detto dalla prospettiva di Alessandro – non lo nascondo – mi ha fatto un effetto paralizzante.

In macchina, al ritorno, ho anche visto scendere qualche lacrima per questo. Frutto della speranza e del dolore faticoso e pungente di 17 anni di progetti imprenditoriali tutti pensati per fare la mia piccola parte per questo lembo di terra.

Francesco e Linda hanno passato l’ultima notte in Puglia alla Masseria Cimino, immersi negli ulivi secolari, tra muretti bianchi seduti su reliquie messapiche. Una pausa ideale per metabolizzare nel modo più naturale possibile il frutto delle nostre meravigliose conversazioni mediterranee.

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