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Gomorra 1

Autore Teto | 24 Gennaio 2008

Ho iniziato a leggere Gomorra di Roberto Saviano. In realtà non so perché ci ho impiegato tanto tempo a comprarlo. Forse una sorta di rigetto ad una realtà che conosciamo bene. Dalla quale cerchiamo di fuggire con lo stesso successo di una corsa nelle sabbie mobili. Fanghiglia antica generata dagli scarti voluti dalla mafia e dalla politica italiana. Fanghiglia che noi stessi rigeneriamo quando smettiamo di lottare preferendo sopravvivere da schiavi che assecondano gli interessi dell’Italia malata. Così come ci racconta Saviano in questo passo tratto dalle prime pagine del suo libro Gomorra….

…“Qui le fabbriche formalmente non esistono e non esistono nemmeno i lavoratori. Se lo stesso lavoro di qualità fosse inquadrato, i prezzi lieviterebbero e non ci sarebbe più mercato, e il lavoro volerebbe via dall’Italia. Gli imprenditori di queste parti conoscono a memoria questa logica. In queste fabbriche spesso non c’è astio tra operai e proprietari. Qui il conflitto di classe è molle come un biscotto spugnato. Il padrone è spesso un ex operaio, condivide le sue ore di lavoro con i dipendenti, nelle stessa stanza sullo stesso scranno. Quando sbaglia paga direttamente con ipoteche e prestiti. La sua autorità è paternalistica. Si litiga per un giorno di ferie e per qualche centesimo di aumento. Non c’è contratto, non c’è burocrazia. Volto contro volto. E si tracciano così gli spazi delle concessioni e degli obblighi che hanno il sapore dei diritti e delle competenze. La famiglia dell’imprenditore vive al piano di sopra dove si lavora. In queste fabbriche spesso le operaie affidano i loro bambini alle figlie del proprietario, che diventano babysitter, o alle madri che diventano nonne vicarie. I bambini delle operaie crescono con le famiglie dei proprietari. Tutto questo crea una vita comune, realizza il sogno orizzontale del postfordismo – far condividere il pranzo a operai e dirigenti, farli frequentare nella vita privata, farli sentire parte di una stessa comunità. In queste fabbriche non ci sono sguardi che fissano nel terreno. Sanno lavorare sull’eccellenza, e sanno di avere stipendi infimi. Ma senza l’uno non c’è l’altro. Si lavora per prendere ciò di cui si ha bisogno, nel miglior modo possibile, così nessuno troverà motivo per cacciarti. Non c’è rete di protezione. Diritti giuste cause, permessi, ferie. Il diritto te lo costruisci. Le ferie le implori. Non c’è da lagnarsi. Tutto accade come deve accadere. Qui c’è solo un corpo, un’abilità, una macchina e uno stipendio. Non si conoscono dati precisi su quanti siano i lavoratori in nero di queste zone. Né quanti invece siano regolarizzati, ma costretti ogni mese a firmare buste paga che indicano somme mai percepite.”…
gomorra.jpg roberto_saviano.jpg

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Categoria: Articoli | 1 Commento »

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Una risposta a: “Gomorra 1”

  1. Primiano scrive:
    24 Gennaio 2008 ore 14:28

    Ho comprato gomorra appena ho saputo della sua uscita, l’ho lettoin in due giorni, tornanvo prima a casa perchè la curiosità di sapere come funziona la CAMORRA era più forte di bere una birra con amici.
    Un libro che mi ha fatto riflettere tanto, e mi ha fatto chiedere più di una volota ma dov’è lo Stato?
    Poi pensi, ma lo Stato siamo noi, forse sono le istituzioni che mancano o sono colluse con la camorra.
    Spero che il progetto di un SUD migliore e di riflesso di uno stato migliore parta dalle nuove leve, da noi, dalla futura classe dirigente del sud, e dell’Italia di un progetto serio e ambizioso, costruito da giovani pieni di ideali e valori come i ragazzi di LOCRI, simbolo di un sud che ha volgia di vincere, e di sconfiggere un modo di pensare che si chiama MAFIA

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